Nella domenica in cui Giorgia Meloni è assurta al ruolo di protagonista della scena politica nazionale (il che già la dice lunga sul livello dei protagonisti) c’è una cosa che mi ha colpito. Non è il suo ennesimo appello a Salvini perché lasci gli attuali alleati per rimettere insieme una maggioranza di centrodestra (con quali voti in Parlamento non si sa). Che poi, per dirla tutta, non è neanche elegante che una signora continui a fare proposte a un tipo che, come ha già dimostrato cento volte, non la fila proprio. Non è neanche il minestrone di personaggi messi insieme alla presentazione della lista per le Europee, dove convivevano uno studioso delle pulsioni amorose e un genio della finanza creativa che, da ministro, riuscì nell’impresa di portare l’Italia a un passo dalla bancarotta, il cattolicissimo paladino della famiglia tradizionale, un primate della Chiesa ortodossa che è anche psichiatra, criminologo e opinionista tv. No, quello che mi ha veramente colpito della performance meloniana è il suo violento attacco a Fabio Fazio.

Ora, che Fabio Fazio e il suo modo di fare televisione possa essere discusso è normale. Accade a tutti quelli che fanno televisione, specie se trattano temi di un certo rilievo. O meglio, a tutti tranne che a Raffaella Carrà che ormai in tv piace a tutti, sempre, potrebbe anche celebrare la messa e sarebbe lodata. Ma gli altri da Mike Bongiorno in poi devono confrontarsi con gli attacchi della critica, degli spettatori e dei politici. E’ normale per tutti, ma per Fazio di più, nei suoi confronti più che una critica, un attacco sui contenuti, da parte degli esponenti del centrodestra c’è qualcosa di più profondo. Ci vorrebbe uno psicanalista per capire fino in fondo questo atteggiamento, ma uno bravo almeno come quello che (anche criminologo, opinionista e primate) si presenta nelle liste di Fratelli d’Italia.

Non so se qualcuno ancora se lo ricorda ma nel 2001, quando Telemontecarlo fu costretta risarcire Fazio con un bel pacco di soldi per non aver potuto rispettare il contratto con cui lo aveva ingaggiato, l’allora ministro Maurizio Gasparri se ne uscì con una delle sue celebri battute: visto che il governo ha problemi a garantire servizi fondamentali come le pensioni, perché non prendiamo un po’ di soldi dal bel gruzzolo che Fazio si è portato a casa? Peccato che quelli di Fazio fossero soldi derivati da una questione totalmente privata mentre il governo dovrebbe usare solo denaro pubblico. Questo per dire come quando si tratta del conduttore di Che tempo che fa qualcuno tenda a perdere il lume della ragione, a sbroccare di brutto. Per questo invocavo l’intervento dello psicanalista.

Sia chiaro: il modo di fare interviste di Fazio si può discutere (io lo trovo interessante, ma qui si aprirebbe un altro lungo discorso), e si può discutere anche l’opportunità del suo stipendio, come di quello di tanti altri. Ma un conto è discutere, un altro è sbroccare, sostenendo che quello stipendio lo dovrebbe pagare Macron, cucinare cavoli a merenda, mescolare il problema complesso dei rapporti italofrancesi in uno scenario delicato di politica internazionale con l’intervista di un conduttore a un capo di Stato straniero. Se, nel momento in cui si presenta il programma per un compito impegnativo come la presenza al Parlamento europeo, il problema diventa Fabio Fazio, allora c’è qualcosa che non va, qualcosa di misterioso, profondo, insondabile. Davvero un “vaste programme” quello di Giorgia Meloni e del suo partito, come avrebbe detto il generale De Gaulle.

Ma chissà se Giorgia Meloni conosce il celebre aneddoto della biografia di uno dei padri della destra europea.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Radio Radicale, Crimi conferma: “Governo intende non rinnovare la convenzione. C’è Rai Parlamento che è servizio pubblico”

prev
Articolo Successivo

Comunicazione e web, le pagelle dei politici. Ma nella ‘gara’ social perdono tutti

next