La gestione dei testimoni di giustizia diventa materia per uno scontro tutto interno al Movimento 5 stelle. Ad accendere la miccia è Piera Aiello, ex testimone di giustizia e oggi deputata del M5s e componente della Commissione giustizia, che attacca Luigi Gaetti,  sottosegretario all’Interno sempre in quota M5S. “Sono davvero delusa. Sui testimoni di giustizia aveva annunciato delle risposte che non sono mai arrivate. Mi dispiace dirlo, ma sono amareggiata. Non ha fatto quanto promesso”, dice la parlamentare dei 5 stelle. Proprio questa mattina l’associazione dei testimoni, rappresentata tra gli altri da Ignazio Cutrò, ha accusato Gaetti di avere fatto solo delle “presunte aperture a favore dei testimoni di giustizia”. “Le audizioni si sono dimostrate una farsa, un sotterfugio per gettare fumo negli occhi dei cittadini per eludere le promesse fatte durante la campagna elettorale, un tentativo maldestro di galleggiamento mediatico e di ricerca del consenso”, ha detto Cutrò. Nelle scorse settimane la deputata Aiello spiega di aver cercato di collaborare col sottosegretario: “Inizialmente ho fatto in modo di fare incontrare il sottosegretario con i testimoni. Incontri dove Gaetti si mostrava molto predisposto ad ascoltare le problematiche e la cosa mi era piaciuta. Io avevo dato la mia massima apertura. Ma non è accaduto niente”.

Il marito di Piera Aiello, Nicolò Atria, figlio del boss mafioso Vito Atria, fu ucciso il 24 giugno 1991, davanti alla moglie. Piera Aiello decise subito di denunciare i due assassini del marito e iniziò così a collaborare con la polizia e la magistratura. Seguì la sua scelta anche la cognata Rita Atria, che iniziò a collaborare con il giudice Paolo Borsellino. Dopo la strage di via D’Amelio, però, la giovane decise di togliersi la vita  per la disperazione. Dopo quasi trent’anni vissuti con un’altra identità Aiello ha accettato di candidarsi alla Camera con il M5s in Sicilia: solo dopo l’elezione ha deciso di mostrare il suo viso.

“Il sottosegretario Gaetti – continua Aiello – doveva dare delle risposte che non sono mai arrivate anche se io ho sollecitato e ho fatto di tutto e di più ma finora non è accaduto niente. Capisco che la situazione è complicata, è vero, ma se fossi stata al posto suo avrei ascoltato bene queste persone sui loro problemi di sicurezza o sulle procedure fallimentari che devono affrontare”. Secondo la deputata, i testimoni di giustizia, “lamentano di non essere adeguatamente aiutati per avere, ad esempio, una casa. Purtroppo i miei consigli rimangono lettera morta”. Poi aggiunge che, a suo avviso, “il servizio di protezione è da rivedere, magari con l’introduzione di persone più qualificate”. “La mia preoccupazione – spiega Aiello – è per la sicurezza prima di tutto e poi il resto”.

E Cutrò, ex imprenditore che ha denunciato i suoi estorsori, e che oggi non è più sotto scorta, rincara ulteriormente la dose: ”Chiediamo al Ministro dell’Interno Salvini di intervenire sul sottosegretario agli Interni Luigi Gaetti affinché assuma comportamenti, e conseguenti azioni, idonei per garantire la sicurezza ed i diritti dei testimoni di giustizia. Gaetti da tempo sta attuando condotte del tutto estranee alle sue funzioni, attraverso azioni quasi punitive nei confronti di numerosi testimoni, rinunciando a recepire la volontà unanime del legislatore di procedere verso una politica di pieno sostegno ai cittadini onesti, che con coraggio civile hanno testimoniato nei processi contro le mafie; ad oggi non vi sono le condizioni per una piena tutela dei testimoni di giustizia”:

Da parte sua Gaetti si dice rammaricato: “In merito al mio impegno posso dire che mi sono reso conto, fin da subito, delle difficoltà di alcune di queste persone, che hanno solo fatto il loro dovere di cittadini. I testimoni di giustizia sono stati circa 300 dal 1991, 250 quelli già usciti dal programma; 49 lavorano per lo Stato. Nei prossimi mesi se ne aggiungeranno altri quattro”, spiega.
“Siamo totalmente dalla parte dei testimoni di giustizia e certe affermazioni – continua il sottosegretario – sono lesive dell’impegno dello Stato verso queste preziose figure: diamo loro mensilmente un assegno, paghiamo l’alloggio, le spese sanitarie e l’assistenza legale e, all’occorrenza, le spese scolastiche e universitarie. Nell’ipotesi di trasferimento definitivo, lo Stato compra la casa del testimone di giustizia pagando l’equivalente in denaro del valore di mercato. Se il testimone perde il lavoro a causa della testimonianza resa, forniamo tutti gli strumenti idonei per il suo reinserimento socio lavorativo. Per farlo ripartire con la sua attività lavorativa è previsto l’affiancamento di una figura professionale, un tutor, che fornisca tutto il supporto necessario lungo l’iter che lo riguarda, perché durante i colloqui ci siamo resi conto che i testimoni di giustizia non sempre hanno saputo utilizzare i fondi ricevuti dallo Stato; personalmente ho elaborato una proposta per l’armonizzazione delle normative atte a favorire loro reinserimento. Oltre a quanto erogato dall’Amministrazione in ottemperanza alla normativa vigente, non vedo quali altre ulteriori richieste possano essere avanzate”

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