Cercavo un nome per definire questo medico, Mimmo Galetta, oncologo in prima linea che lotta per sconfiggere il tumore ai polmoni. Ci ho pensato e alla fine l’ho trovato: il medico partigiano. Quando l’ho conosciuto, mi aveva convinto mostrandomi il gioco didattico che portava nelle scuole, “Questa non me la fumo”, per togliere adepti alle potenti multinazionali del fumo. Poi l’ho seguito quando con Walce, insieme alla oncologa ricercatrice Annamaria Catino hanno cominciato a occupare le piazze a Bari per fare spirometrie gratuite ai cittadini. Ma in questi giorni, quando ho scoperto la storia di Dabo, ho capito che non erano solo valorosi partigiani contro le multinazionali, ma un’oasi di resistenza dell’umanità contro la barbarie in cui stiamo scivolando.

C’è un corto che gira quasi clandestino in teatri, scuole e presto cinema intitolato Apolide, che ha come protagonisti proprio il partigiano oncologo e Dabo, immigrato proveniente dalla Guinea. Al ragazzo arrivato in Italia dalla Libia con un barcone era stata diagnosticata una grave tubercolosi. Mimmo Galetta, che lavora nell’oncologico di Bari Papa Giovanni Paolo II, scopre invece che si tratta di un tumore maligno. Nasce così un rapporto di amicizia tra il medico e il ragazzo che travalica i protocolli della medicina e diventa rapporto umano. Ed è allora che Mimmo si trasforma in un partigiano dell’umanità, perché oltre a resistere contro le multinazionali del tabacco diventa un simbolo di accoglienza guadagnandosi altri nemici, come se non bastassero quelli del fumo. Ma sono i partigiani alla fine che aumentano, e la storia di Mimmo e Dabo si aggiunge a quella di altri partigiani che lottano per la stessa cosa, anche se in luoghi diversi. 

La resistenza si muove e cresce tra Bari, Taranto, Napoli, Riace e Palermo in una specie di nuovo Cln che emerge ogni giorno sempre di più. Dabo oggi vive a Palermo e ogni mese torna a Bari per i controlli, fa il mediatore culturale e resiste da buon partigiano in una terra di frontiera. Il dottor Galetta gira le scuole e i suoi reparti con il suo nuovo progetto, “Blaam”, che è una sorta di concorso per giudicare le opere cinematografiche e le serie tv dal numero di sigarette mostrate in scena. Resiste e costringe le multinazionali a repentini cambi di rotta nel marketing e ristrutturazioni goffe – come quella del tabacco riscaldato – da talmente tanto tempo che mi sono convinto che questi partigiani siano in prima linea, esposti al fuoco amico di una sanità mal governata e che non investe nella resistenza. Medici pubblici contro le multinazionali del tabacco, dei farmaci, delle cliniche private. Contro nemici potentissimi e costretti a volte a fatiche di Sisifo.

Ma poi arriva Dabo e allora, senza badare agli ulteriori nemici che ci si procura, spunta il sorriso nei nuovi partigiani, vicini alla resistenza della vita che non si arrende mai, ma lotta e sempre vince. E non ci sono muri o mari che possano fermarla, né dentro né fuori di noi. La vita stessa non è altro che resistenza!

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