A quasi cinque anni dalla morte di Tony Drago, il caporale siracusano il cui corpo è stato trovato in una pozza di sangue nel cortile della caserma Sabatini Lancieri di Montebello a Roma all’alba del 6 luglio 2014, il gip del tribunale di Roma, Angela Gerardi, ha accolto la richiesta di archiviazione presentata dal pubblico ministero Alberto Galanti. Secondo il pm il militare, 25 anni, si è suicidato a causa “di un disagio di natura privata sentimentale”, lanciandosi dalla finestra di un bagno in disuso, al secondo piano della caserma. Sarebbe stato depresso, come hanno raccontato quattro commilitoni, per la crisi nel rapporto con la fidanzata. Una tesi respinta dalla ragazza in questione e a cui neppure la famiglia ha mai creduto, tanto da opporsi già nell’aprile 2016 alla prima richiesta di archiviazione del caso presentata dal pm. In quella occasione il giudice ha rigettato l’istanza, ordinando la riesumazione del corpo per effettuare nuove perizie legali e una perizia cinematica da realizzare sulla scena del delitto. Da subito erano emerse, infatti, alcune anomalie. Pochi giorni prima di morire, poi, il militare avrebbe raccontato a una ragazza di essere stato vittima di episodi di nonnismo che era intenzionato a denunciare. Sul caso è stato aperto un fascicolo per concorso colposo in omicidio doloso contro otto militari denunciati dai familiari del caporale.

LA FAMIGLIA: “SIAMO DISTRUTTI” – “La testimonianza della ragazza è stata considerata inattendibile” spiega a ilfattoquotidiano.it l’avvocato Diego De Paolis, legale della sorella nel militare, Valentina Drago. Ma nel frattempo, gli accertamenti richiesti dal gip hanno ancora di più evidenziato tutta una serie di anomalie nel modo in cui sono state condotte le indagini. Eppure, nel luglio 2017 il pm Galanti ha di nuovo chiesto l’archiviazione. Alla fine, dopo una serie di rinvii, il gip ha accolto l’istanza. “Siamo distrutti” ha detto la sorella del militare, manifestando il dolore di tutta la famiglia, che si è opposta con tutte le forze a questa archiviazione, anche con una lettera aperta scritta dalla madre, Rosaria Intranuovo. “Il gip non ha escluso che Tony sia stato ucciso, afferma solo che ad oggi non ci sono elementi sufficienti per provarlo” sottolinea l’avvocato De Paolis.

L’ARCHIVIAZIONE DEL GIP – Nel provvedimento il gip afferma che, nonostante le indagini condotte dopo il rigetto della prima richiesta di archiviazione “permangono zone d’ombra non investigate e, oramai, di difficile accertamento, stante il tempo trascorso dai fatti”. Il riferimento è al fatto che non sono stati acquisiti i filmati registrati dalle telecamere di videosorveglianza presenti nel cortile della caserma, né i tabulati telefonici sulle utenze in uso agli indagati e, in particolare, ai compagni di camerata”. E neppure è più possibile effettuare accertamenti su due accessi compiuti sulla posta elettronica di Tony Drago, “il pomeriggio stesso della morte del giovane militare”, scrive il gip, prima che il computer fosse sequestrato, a più di un mese dalla morte. In pratica, secondo il gip, non si può andare avanti perché le carenze investigative hanno portato all’impossibilità di raccogliere elementi fondamentali per “sostenere l’accusa in un eventuale giudizio”. Inoltre, dagli approfondimenti del pm, non sarebbe mai emerso “alcun nuovo spunto investigativo, alcuna traccia utile alle indagini o idonea a giustificarne la prosecuzione“. Il gip non chiude la porta alla riapertura del caso. “Aspettiamo di leggere le motivazioni – spiega il legale – per valutare il ricorso in Cassazione”.

TUTTE LE ANOMALIE DEL CASO – Ma restano enormi punti interrogativi su diversi aspetti legati alla morte del caporale. Intanto ai legali della famiglia è stato permesso di visitare la caserma solo un mese dopo il decesso. E sotto scorta. Un altro dubbio riguarda la sedia posta sotto la finestra dalla quale è precipitato e sulla quale, secondo la ricostruzione, il militare sarebbe salito per poi lanciarsi nel vuoto. Eppure Tony Drago, alto un metro e novanta, non ne aveva certo bisogno. Accanto a quella sedia c’erano decine e decine di mozziconi di sigarette, eppure ne fu repertato solo uno, trovato sulla porzione esterna del davanzale. Nel corso dell’autopsia non è stata misurata la temperatura corporea, fondamentale per risalire all’ora del decesso, né sono stati eseguiti gli esami tossicologici che molto avrebbero potuto dire trattandosi di ipotesi di suicidio e neppure quelli istologici per capire se le ampie ferite trovate sul dorso fossero contestuali al decesso o Drago se le fosse procurare nei giorni precedenti. Una perizia cinematica chiesta dai consulenti della mamma di Tony Drago, ossia un tuffo in piscina con cui è stata simulata la caduta che il caporale avrebbe fatto dall’altezza di 10,60 metri, ha dimostrato che il suo corpo non avrebbe potuto trovarsi alla distanza di 4,80 metri, posizione nella quale fu invece ritrovato.

Questi e altri elementi hanno portato il gip a respingere la prima richiesta di archiviazione e a chiedere la riesumazione e nuove perizie, che però hanno portato all’impossibilità di giungere a una valutazione univoca della dinamica della morte del caporale. Eppure nel 2017 sono stati gli stessi periti incaricati dal gip a sostenere che la distanza tra il punto in cui il corpo è stato trovato e quello da cui sarebbe precipitato Drago “è al limite delle capacità umane”. Non solo. Nella perizia si riconosce la possibilità che l’omicidio sia avvenuto in due fasi e che il militare sia stato colpito prima alla schiena, forse mentre era costretto a fare flessioni e poi al capo “con un oggetto piatto e largo”. I periti parlano anche di “un enfisema polmonare dovuto ad una sorta di asfissia precedente al decesso, incompatibile con il suicidio e con la natura istantanea del decesso che dal suicidio sarebbe derivato”. E poi ci sono quelle “abrasioni gravi da sfregamento sul dorso”, incompatibili con la caduta, ma che fanno pensare a un corpo trascinato e altre ferite che gli sarebbero state inferte nei giorni precedenti alla morte.