Dispiace dirlo, ma il fine settimana veronese in occasione del Congresso Mondiale delle Famiglie, da qualsiasi parte lo si guardi, è stato una fiera degli orrori. Una specie di manuale su come non si dovrebbe comportare un Paese civile, una sagra di comportamenti vergognosi e inconcludenti dei quali sarebbe meglio tacere, se non fosse che il rumore è stato così fragoroso. Ultimo fiorellino, una città bloccata, blindata dalle Forze dell’Ordine, sicché (non solo da veronese) verrebbe da chiedersi come abbia fatto il sindaco Sboarina – quando decise di offrire l’ospitalità della città – a non mettere in preventivo tutti questi fastidi per cittadini e turisti, tutta questa pubblicità negativa sui giornali di mezzo mondo, “Verona capitale del Medioevo“.

In questa storia tutta italiana, avevano incominciato gli organizzatori e i loro supporter politici, facendoci capire che non sarebbero venuti a casa di Giulietta e Romeo per sostenere la famiglia, ma solo per dare voce a una propaganda vuota, alla ricerca di un consenso, che stando ai soli fatti non avrebbero mai ottenuto. Poi sono venute le affermazioni forti e sconsiderate di qualche congressista. E così si è dato la stura all’ondata delle polemiche, delle fake news, degli scontri “ideologici” sulla base di argomenti ipotetici, fantasiosi o peggio inesistenti, da una parte come dall’altra. Problemi serissimi e gravissimi – come quello appunto delle famiglie naturali e non – dibattuti con grande superficialità, giusto per il gusto della rissa e dell’offesa, per non approdare a nulla di concreto. Raccolte di firme, come se si trattasse di un tentativo di golpe, che nessuno ha mai tentato e mai tenterà. Sparate elettoralistiche non condivise da nessuno, contestazioni, non tutte civili, come se a chi la pensa diversamente non fosse lecito esporre i propri argomenti. Infine l’invasione della città, se a qualcuno fosse sfuggito che la polemica era al calor bianco.

di Simone Bauducco

Ditemi chi alla fine ci ha capito qualcosa. Chi vuole realmente difendere la famiglia? Chi intende eliminare diritti acquisiti? Chi intende discriminare? Quali sono le ragioni di quelli che sostengono le famiglie naturali, quali sono invece quelle di coloro che non vorrebbero distinzioni di sorta? Cosa sappiamo ora delle ragioni degli uni e degli altri dopo tutto questo bailamme di più di prima, che cosa cambierà nella politica reale? Una tempesta di chiacchiere e gesti esclusivamente politici.

Per quel che mi riguarda non ho difficoltà a dirlo. Sono un tipico (scemo e consapevole) rappresentante di una famiglia naturale, ho quattro figli da una sola moglie, sposata (deliberatamente) con rito religioso. Faccio parte delle cosiddette Famiglie Numerose, ma non mi sognerei mai di voler limitare i diritti di altri e questo non solo in virtù delle mie le consuetudini familiari con la Scandinavia, di una certa abitudine a culture e religioni differenti. Né tantomeno potrei pensare a una restaurazione reazionaria che sottragga diritti acquisiti alle donne italiane (dal mio punto di vista ancora molto indietro, non solo nei diritti, ma soprattutto nella mentalità rispetto agli altri Paesi europei. Ma questa è un’altra questione). Non siamo santi, né tantomeno pensiamo di esserlo, la vita è molto complessa e gli errori sono all’ordine del giorno, anche quelli in buona fede. Per quelli come me, e sono molti, la famiglia è inclusione, tolleranza, rispetto del prossimo. Tuttavia, anche se già molti anni orsono si scriveva sui muri che “l’aria della famiglia è pura come quella delle camere a gas”, tutto questo odio contro la famiglia, che molti non hanno avuto a paura a manifestare, proprio non lo capisco.

Forse dovevamo saperlo e dovevamo immaginarcelo. L’Italia è diventata il Paese del non fare, dove la politica non riesce più a incidere concretamente nella vita degli individui, dove le leggi al massimo sono pure dimostrazioni di facciata, come nel caso di alcuni recenti provvedimenti, non in grado di mutare di uno solo iota l’andamento (negativo) del Paese. Le leggi vengono concepite come bandierine sulle quali apporre il simbolo di questo o di quel partito e fanno da contraltare a un Paese incapace di discutere civilmente, di elaborare efficacemente e (perché no?) dialetticamente nuove soluzioni, condannato alle risse, rinchiuso negli insulti, nelle notizie false, una specie di wrestling sociale senza regole né arbitri, dei quali Verona è stato l’ultimo tristissimo esempio.

Eppure, a ben guardare, qualcosa di buono si potrebbe trarre perfino dalle vicende del Congresso mondiale delle famiglie. Se in Italia ci fosse, ad esempio, una sinistra degna di quel nome, potrebbe trarre qualche riflessione dalla massiccia partecipazione della gente a una manifestazione, certamente confusa e disordinata, negli obiettivi come nei contenuti, ma che ha riunito un vasto popolo che si riconosce in certi valori di libertà e convivenza, che qualche partito potrebbe cercare di assumere e rappresentare meglio, evidentemente, di quanto si fa oggi.

Infine è evidente che la famiglia, non solo quella tradizionale, avrebbe bisogno di sostegni concreti, non di chiacchiere o proclami. Ed anche se è sicuro le famiglie italiane non schiferebbero maggiori aiuti materiali che le aiutassero a uscire dalle condizioni di gravi difficoltà economiche in cui esse in gran parte versano, non è questa l’unica strada. Più dei diretti aiuti economici, quello che tutti cercano, senza distinzione di razza, sesso e idee è una maggiore tranquillità ed equità sociale. Un ambiente di vita, di lavoro, rispettoso dei bambini, dei più deboli, dei diversi, che consenta veramente, non solo appunto a parole, di condurre una vita più serena e più autentica, ben lontana dalla vergognosa rissa, che è andata in scena a Verona.