L’omosessualità “da curare” e l’aborto definito un “delitto”. Della prima giornata del Congresso mondiale delle Famiglie resteranno le parole pronunciate dall’organizzatore del Family Day, Massimo Gandolfini, e l’intervento del senatore leghista Simone Pillon, ma anche la signora che ha fatto irruzione con una Madonna di legno alta almeno mezzo metro sotto il braccio e i gadget degli sponsor esposti a Verona, dove sulla cartellonistica del convegno compare il logo della Presidenza del Consiglio con la dicitura “il ministro per la Famiglia”, nonostante Palazzo Chigi abbia tolto il patrocinio.

Da Gandolfini al feto in gomma
A segnare la giornata, oltre alle statistiche snocciolate da Gandolfini che ha definito l’aborto come “uccisione di un bambino in utero” e ha espresso apprezzamento per le politiche famigliari del premier ungherese Viktor Orban, gadget esagerati come la bustina trasparente dove all’interno c’è un feto di gomma che ricalca le misure di un embrione di dieci settimane e al tatto sembra vero. “Semplicemente mostruoso” per l’ex presidente della Camera Laura Boldrini. “Questa robaccia qua è contro il rispetto della vita e della maternità ed è di una violenza raccapricciante. E trova l’appoggio del governo. Più che un feto, è feticismo”, attacca la segretaria di Possibile, Beatrice Brignone. “Un incontro di barbari“, lo definisce Francesca Puglisi del Pd, annunciando la propria presenza alla contromanifestazione di sabato, mentre per il suo segretario Nicola Zingaretti si vogliono “riportare indietro le lancette dell’orologio”. Secondo il capogruppo di Leu Federico Fornaro il congresso “ha trasformato Verona nella capitale mondiale dell’oscurantismo, rimettendo in circolo nell’opinione pubblica idee, stereotipi e falsità che erano state sconfitte da tempo dalle battaglie di civiltà delle donne, del movimento Lgbt e dalla stessa scienza“. 

I gadget e i depliant delle associazioni
Tra i gadget – finiti al centro delle polemiche al pari degli interventi – ci sono anche i portachiavi azzurri con la forma dei piedini dei feti e la scritta ’10 settimane’: quella è la grandezza che hanno dopo quasi tre mesi. E poi spillette, sempre con i piedini, stavolta dorati ma della ‘misura’ di 12 settimane. Sui depliant c’è da sbizzarrirsi: uno su tutti, quello di Pro vita e Generazione famiglia, si intitola ‘Sarà ancora possibile dire mamma e papà?’, e in copertina ha la foto di una ragazza definita ‘utero in affitto’, un ragazzo ‘venditore del seme’, un’altra ragazza ‘venditrice di ovulo’, un genitore 1 e un genitore 2 che sono due uomini. In mezzo a tutti loro campeggia un bambino chiamato ‘prodotto’. Mentre la giornalista Maria Giovanna Maglie, intervenuta nel giorno d’esordio del Congresso, si è augurata che “l’aborto diventasse un rito laico di festeggiamento invece che un’opzione alla quale ricorrere come extrema ratio“. 

Il videoracconto di Simone Bauducco

L’organizzatore: “Grazie a tutti, soprattutto a Drago (M5s)”
Brian Brown
, presidente dell’International Organization of Family, ha voluto ringraziare tutti i partecipanti tra cui l’arcivescovo di Verona, monsignor Giuseppe Zenti, e il conduttore radiofonico Giuseppe Cruciani.  Un grazie “particolare” è andato a Tiziana Drago, la senatrice M5s che ha deciso di intervenire al meeting, per le “sue parole segno che la democrazia è ancora viva e sana”. Il vicepremier Luigi Di Maio, nei giorni scorsi, aveva dichiarato che nessun parlamentare Cinque Stelle avrebbe partecipato al Congresso, in dissenso con la visione della donna propugnata dall’evento. E la senatrice rincara la dose dal palco spiegando che “il M5s non è una realtà politica legata solo alle dichiarazioni di questi giorni, ci sono anche senatori e deputati che hanno apertura verso la famiglia tradizionale”.

La ministra Grillo: “Estrema destra”
Famiglia che è “davvero l’unico valore – afferma Brown – in grado di unire popoli molto lontani e religioni diverse: durante le sessioni di questa prima giornata sono intervenuti relatori dall’Italia e dall’estero”. Le istituzioni e la cultura “hanno risposto con entusiasmo al nostro invito – aggiunge Toni Brandi, presidente del Congresso, ringraziando il Comune di Verona e il sindaco Federico Sboarina, oltre ai governatori Luca Zaia (che ha definito “l’omofobia una malattia”) e Massimiliano Fedriga. Mentre la ministra della Salute, Giulia Grillo, bollava la tre giorni come un raduno di “estremisti di destra”. Una definizione simile a quella della senatrice Udc Paola Binetti, nome per le sue posizioni ultracattoliche.

“È l’alba di una rinascita della famiglia”
“Siamo soltanto all’alba di una rinascita della famiglia che, nel giro di pochi anni, produrrà dei frutti sorprendenti – dice il vicepresidente Jacopo Coghe – I venti contrari, però, soffiano ancora forte. Dobbiamo affrontare una molteplicità di sfide, a cui risponderemo con proposte molto concrete: il rilancio demografico, la libertà educativa, la conciliazione famiglia-lavoro, sono sicuramente in cima alle nostre priorità. Finalmente hanno tutti potuto sentire in diretta il nostro pensiero, il resto sono strumentalizzazioni“. Anche per il ministro dell’Interno Matteo Salvini quella attorno al Congresso è una “polemica costruita sul nulla dalla sinistra”. E ha spiegato che andrà a Verona “a ribadire la libertà di scelta di tutti e per tutti”. Le “conquiste sociali non si toccano, non si discute della revisione dell’aborto, del divorzio, della libertà di scelta per donne e uomini” ma “si ragiona”, aggiunge il leader leghista, “su come aiutare le famiglie italiane”.

Domani la contromanifestazione: attesi in 20mila
Il suo arrivo in città è previsto alle 14, praticamente in contemporanea con la partenza della contromanifestazione nella giornata-clou del Congresso e della tre giorni di dibattiti organizzati dalla rete Non una di meno. Il grande corteo richiamerà migliaia di persone dall’Italia e anche dall’estero: sono stimate 20mila presenze. E le misure di sicurezza, attivate fin da giovedì dopo il Comitato per l’ordine pubblico in Prefettura, saranno severe: cassonetti rimossi lungo tutto il percorso, numerosi agenti in strada e vigilantes pronti a presidiare il deposito degli autobus dell’Azienda trasporti, nei pressi del quale si concluderà il corteo.

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