I principali quotidiani di Topazia, la città immaginaria dove sono ambientate le avventure a fumetti del topo giornalista Geronimo Stilton, avranno un bel da fare in questi giorni. È di martedì, infatti, la notizia della battaglia legale tra Elisabetta Dami, la disegnatrice che ha dato alla luce il protagonista della fortunata serie, e Pietro Marietti, l’editore che lo ha reso famoso nel mondo.

Come riporta il Corriere della Sera, il sodalizio tra la “mamma” di Geronimo e il fondatore delle edizioni Piemme (oggi Mondadori), già amici e ancora soci nella Ic (International Characters, srl detenuta al 65 per cento da lei e al 35 da lui), si è rotto bruscamente nel marzo del 2016, quando l’autrice milanese ha portato in tribunale il suo editore, contestando la validità del contratto firmato il 22 settembre 2003.

Le avventure del topo in giacca e cravatta, nate a fine anni Novanta dalla matita di Elisabetta Dami grazie alla sua esperienza di volontariato con bambini malati, non hanno avuto un grande successo all’inizio. Dopo le prime sei storie, però, la disegnatrice si è rivolta a Marietti, stipulando un accordo che negli anni ha reso Geronimo Stilton una gallina dalle uova d’oro: le popolari serie per ragazzi, tradotte in più di 50 lingue, hanno infatti venduto più di 140 milioni di libri nel mondo, di cui oltre 33 in Italia. Il giornalista con l’aspetto di un topo e il nome di un formaggio inglese ha fruttato oltre 24 milioni di dividendi vari, spingendo la srl a una stima di 50 milioni di valore già nel 2012.

Ora, però, i due artefici del successo si combattono a colpi di cause penali e civili in procura e in tribunale a Milano: oggetto del contendere sono 100 milioni di royalties nei prossimi 65 anni. Secondo l’autrice 60enne, l’accordo firmato a suo tempo l’avrebbe privata di qualunque riconoscimento per le sue attività artistiche, al solo prezzo di 50mila euro. Di tutt’altro avviso il 68enne editore, che definisce pretestuosa l’azione legale intentata da Dami dopo 13 anni: per lui la socia avrebbe in realtà incassato dalla Ic 17 milioni di utili e 7 di compensi come amministratrice, convogliando i diritti sul personaggio nella srl e affidandone l’amministrazione esterna ai licenziatari Piemme e Atlantyca spa (società editrice per l’estero).

Il 17 ottobre 2016 la società ha deliberato una transazione che, in cambio della definitiva cessione da parte di Dami di tutti i diritti di sfruttamento economico del topo, le riconosce una commissione perpetua per 65 anni, calcolata in percentuale sul fatturato generato nel mondo da libri, gadgets, cartoni animati, stimata in potenziali 100 milioni di euro nelle cause. Per Mariotti si tratta di un golpe aziendale e allora denuncia per infedeltà patrimoniale due dei tre amministratori di Ic: il gip però statuisce l’archiviazione perchè Dami e i due amministratori avrebbero avviato non una “lite temeraria” ma un “legittimo esercizio di un diritto“. Caduta la controversia penale, resta quella civile. Come andrà a finire lo leggeremo sull’Eco del Roditore e sulla Gazzetta del Ratto.

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