Questa ragazza si chiama Giulia, è antirazzista e antifascista. Tempo fa aveva partecipato a una manifestazione con un cartello e lo slogan “Migranti non lasciateci soli con i fascisti”. Per questo era stata messa alla gogna una prima volta sulla pagina dell’esponente leghista. Gli insulti sono stati tanti e il cartello che tiene tra le mani questa volta non fa che riassumerne il senso. Matteo Salvini allora che fa? Prende questo gesto di fiera rivendicazione ed espone la ragazza a una seconda gogna.

I linciaggi erano una bella trovata messa in atto dai razzisti nei primi anni del Novecento. Si linciavano uomini perché erano neri, donne nere perché si erano ribellate agli stupri commessi dai bianchi, uomini e donne di qualunque colore che lottavano assieme ai gruppi abolizionisti della schiavitù. Il linciaggio, ma anche lo stupro, era una punizione usata dai razzisti per imprimere un bel marchio sui corpi delle persone che si opponevano alla loro spiacevole ideologia. Il corpo delle donne era sempre soggetto a quella marchiatura in special modo se la donna era bianca, antirazzista, forse legata a un uomo di pelle nera o anche no. Non aveva importanza. Quello che importava era il fatto che quelle donne non accettavano di essere proprietà del maschio bianco, non si lasciavano strumentalizzare per fabbricare accuse contro i “neri” che i razzisti volevano mettere al cappio.

Quelle donne non erano affatto grate di sentire un “non toccate le nostre donne” da parte di un membro del Ku Klux Klan. Bastava una espressione contraria, un orgoglioso gesto di indipendenza e venivano punite, marchiate, linciate, stuprate da un branco.

Quello che avviene sui social nel 2019 se ci pensate bene ha lo stesso fine e rientra nelle stesse modalità. Lei è puttana perché non è razzista, perché considera gli stranieri come persone e non per il loro colore della pelle e la loro provenienza. Così viene linciata virtualmente e, chissà, dato che la sua faccia viene esposta per dire che lei è una nemica del suprematismo maschilista bianco, potrebbe capitarle qualcosa di brutto anche nella realtà (io spero davvero di no).

Come può, dunque, un ministro esporre una ragazza a una gogna dalla quale derivano decine di migliaia di insulti, sempre più livorosi, sempre pieni di odio, sessismo, misoginia, razzismo? Come può un ministro che osa definirsi tale, in special modo uno che salta sul carro della lotta contro la violenza sulle donne quando c’è da mettere al cappio l’uomo nero, sovraesporre così una ragazza rea soltanto di aver espresso la propria opinione? Se il ministro si dice dalla parte delle donne, allora perché mette alla gogna le donne che mostrano autonomia intellettuale, fierezza e grinta, capacità di critica? Vorrebbe che le donne fossero tutte in adorazione al suo cospetto? Cosa potrà mai turbarlo tanto da esporre la ragazza alla gogna mediatica non una ma ben due volte? Cosa gli fa così tanta paura?

Ed è il colmo che il ministro della Paura, un uomo potente che occupa un’alta posizione, abbia paura di una bellissima ragazza che esprime orgogliosamente la propria opinione. Forse non preferisce le donne indipendenti? Quelle che lo criticano? Vorrebbe che tutte lo adorassimo? E cosa succederà a milioni di altre donne che oseranno sfidare il suo giudizio machista e sessista in pubblico o in privato? Sarei davvero curiosa di saperlo. La domanda resta in sospeso. Quindi do tutta la mia solidarietà e mando un grandissimo abbraccio a questa straordinaria donna che non solo non si è fatta demolire dalla prima gogna, ma si è appropriata di quegli insulti per sovvertirli e farne uno slogan meraviglioso. Io sono con lei. In tantissimi siamo con lei. Diciamoglielo forte. A voi il giudizio sui perfidi insulti che ha subito e continua a subire.