Un inferno senza ritorno. Così è la vita, parola di Lars von Trier. Che non teme la fuga degli spettatori dal suo ultimo film “così si compie una selezione naturale del mio pubblico”. Cinico di natura e sublime d’arte, il più radicale e controverso cineasta contemporaneo risponde in esclusiva per ilfattoquotidiano.it ad alcune domande, e fa chiarezza sulle “varie versioni censurate” de La casa di Jack, il suo ultimo film in uscita oggi in Italia: “Di ogni mio film esiste solo una versione, ed è la mia”.

La casa di Jack appare come la somma della sua arte cinematografica, ma anche il suo statement definitivo sulla natura umana e sull’arte intese nel loro risvolto malvagio. Tale da meritare una punizione esemplare quale l’inferno dantesco. Da questo inferno esiste una via di ritorno?

L’inferno è la vita. Non c’è modo di tornare indietro.

Da questo suo film l’arte totale sembra essere la porta d’ingresso alla morte sublime, dando un significato al rapporto arte/morte ancor più forte di amore/morte che spesso è apparso nel suo cinema e ha trovato la rappresentazione definitiva in Nymphomaniac. E’ così?

Non esiste la morte sublime, solo sofferenza e putrefazione.

Matt Dillon, di recente in Italia, ha detto che quando le ha chiesto da dove venisse Jack, lei gli ha risposto “Jack è la persona più simile a me con la differenza che io non uccido”. Conferma?

Non fidarti mai di quel che ti dice un regista quando sta per dirigerti.

In molti lo accusano di essere un manipolatore. Cos’è la manipolazione per lei?

È come l’ipnosi. Ma c’è un limite a quanto in profondità si può andare contro la volontà di una persona.

Davanti all’efferata brutalità di Jack contro altri esseri umani alcuni spettatori – persino critici e giornalisti – sono usciti dalle proiezioni di Cannes. E’ probabile lei lo desse per scontato: è un suo modo per fare “selezione naturale” del suo pubblico?

Non avrei saputo dirlo meglio io stesso.

Nel 1992 ha girato Europa. Più che un film un “titolo” che fa riflettere sul collasso contemporaneo del nostro continente, inteso come entità politica. Cosa ne pensa?

Ho sempre lavorato sul reale per dissimulazione. È il modo migliore per rivelarlo.

A Bruno Ganz ha regalato un personaggio magnifico e definitivo. Perché ha voluto proprio lui nel ruolo di Virgilio? Ci vuole dare un suo ricordo?

È sempre stato il mio eroe. È bastato che qualcuno mi parlasse di Bruno perché tutto mi diventasse chiaro: Virgilio era lui. Era un attore fantastico, una persona molto carismatica e ultimamente anche un amico.

La censura ha voluto che lei “tagliasse” diverse versioni de La casa di Jack per il mercato internazionale, è così?

Come regola prevedo che di ogni mio film esista solo una versione: la mia. Altre versioni esistenti sono fatte da altri, purché mi sia chiaro di chi si occupa di tagliarle.

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