Lo sperone del Mummery. Una via mai percorsa su uno degli ottomila più pericolosi del mondo, il Nanga Parbat. Il nome lo deve a  Albert Frederick Mummery che su questo ottomila maestoso perse la vita ma non prima di aver in qualche modo rivoluzionato il concetto di alpinismo parlando del piacere dell’arrampicata e convinto che le vette vadano affrontate “by fair means”, con mezzi leali (sapesse cosa è diventato l’alpinismo commerciale oggi, poor Mummery). Lo sperone che porta il suo nome è quello sul quale si sono perse le tracce di Daniele Nardi, alpinista che assieme all’inglese Tom Ballard stava cercando di scalarlo in invernale.

“Oggi il tempo è buono sul Nanga Parbat – scrive su facebook lo staff di Nardi – ma dal campo base non riescono ad avvistare Daniele e Tom”.  L’elicottero incaricato di avviare le ricerche di Daniele Nardi e Tom Ballard è bloccato a Skardu, a poca distanza dal campo base. Lo comunica sempre lo staff di Nardi che sta cercando di trovare una rapida soluzione per consentire al velivolo di sorvolare la montagna alla ricerca dei due alpinisti. Nessuna notizia da ormai più di 48 ore: i due non comunicano né con il campo base né con la moglie e lo staff che dall’Italia li seguono. C’è apprensione sul prolungato silenzio, anche se le persone più vicine all’alpinista italiano professano una certa dose di ottimismo.

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