“Un iceberg grande due volte la città di New York è destinato staccarsi dall’Antartide“. A lanciare l’allarme è stata la Nasa che ha condiviso via Twitter le immagini pubblicate dall’Osservatorio Earth della stessa agenzia spaziale Usa. Le crepe analizzate dagli scienziati si trovano nella parte nord-occidentale del continente e riguardano la piattaforma di ghiaccio Brunt. Impossibile prevedere quando avverrà la rottura, né i suoi impatti concreti, ma il rischio maggiore, secondo gli esperti, interesserà “le infrastrutture scientifiche e la presenza umana” nel territorio. Proprio nella Brunt Ice Shelf, infatti, è presente la Halley Vla Research Station, stazione di ricerca in cui la British Antarctic Survey opera fin dal 1955.

Per evidenziare il fenomeno la Nasa ha messo a confronto due immagini, acquisite dai satelliti Landsat. La prima risale al 30 gennaio 1986, mentre la seconda è stata scattata a distanza di 33 anni, il 23 gennaio 2019. A preoccupare sono in particolare due crepe, la Halloween crack, già scoperta nel 2016, che continua a crescere verso est, e un’altra frattura, stabile da 35 anni, che ha iniziato ad avanzare a un ritmo impressionante di 4 chilometri l’anno. Una volta “tagliata” tutta la superficie, ha specificato l’agenzia americana, “l’area che si distaccherà sarà di almeno 660 chilometri guadrati”. L’iceberg, ha continuato la Nasa, “non sarà uno dei più grandi per gli standard antartici”, ma, ha scritto, “potrebbe essere il più grande che si stacca dal Brunt Ice Shelf da quando le osservazioni iniziarono nel 1915”.

“Il futuro a breve termine di Brunt Ice Shelf dipende probabilmente da dove si uniranno le fessure esistenti rispetto ai ghiaccioli di McDonald”, ha detto Joe MacGregor, un glaciologo del Goddard Space Flight Center della Nasa. “Se si uniscono a monte (a sud) del McDonald Ice Rumples, allora è possibile che la piattaforma di ghiaccio venga destabilizzata”. Non è comunque la prima crepa che interessa la zona, tanto che la stazione Halley della British Antarctic Survey, è stata trasferita nel corso dei decenni a monte della linea di rottura.

Foto NASA Earth Observatory

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