La lotta dei pastori sardi non conosce tregua. È durato solo una notte lo stop di tre giorni alle proteste, deciso ieri al termine di un tavolo di confronto a Cagliari durato quasi 9 ore. Oggi infatti i manifestanti sono tornati ad assaltare cisterne in strada e a sversare il loro “oro bianco” per dire No alla proposta dei 72 centesimi di euro al litro, messa sul piatto ieri al termine della riunione.

Il governo però non demorde e spera nel prossimo incontro, in programma il 21 febbraio a Roma. Anche Matteo Salvini, in Sardegna per sostenere la campagna elettorale del candidato del centrodestra, Christian Solinas, alle elezioni regionali, è apparso ottimista. “Ci stiamo avvicinando – ha detto appena sbarcato – siamo partiti da 60 centesimi al litro poi 65, 70 e 72; ci siamo visti a Roma e a Cagliari e ci vedremo nelle prossime ore”. Soprattutto il vicepremier ha chiesto che ci sia “dialogo e non la repressione”.

Per gli allevatori, che ormai da 10 giorni sono in lotta per protestare contro il prezzo del latte, scivolato sotto i 60 centesimi al litro, l’impegno dell’esecutivo non è abbastanza, nonostante le rassicurazioni del vicepremier e quelle fatte ieri dal ministro per le Politiche agricole, Gianmarco Centinaio. “No all’accordo, la battaglia prosegue”, hanno detto i pastori, impegnati oggi sia nei presidi davanti ai caseifici che nelle assemblee spontanee per decidere se accettare o meno la proposta. L’accordo prevederebbe un prezzo iniziale di 72 centesimi al litro che poi, entro la fine dell’anno, dovrebbe salire fino a 1,20 euro al litro. “È  un passo indietro – ha spiegato il leader storico del Movimento Pastori sardi, Felice Floris – la gente, però, non torna indietro e noi lo sentiamo. Non c’è trattativa se non c’è un sistema immediato che porti ad una soluzione strutturale, con un minimo garantito per i costi di produzione”. “La proposta è stata già scartata un mese fa al tavolo con l’assessore regionale – ha ricordato – Allora si stava chiudendo sopra i 70 centesimi più Iva e non abbiamo accettato”.

Della stessa idea anche la Confederazione italiana agricoltori che con una nota ha sostenuto le rivendicazioni dei pastori. “Le richieste partivano dalla copertura del costo di produzione pari a 74 centesimi + Iva al litro per arrivare al prezzo di 1 euro + Iva, come promesso dal Ministro Salvini. La proposta di un accordo a 72 centesimi, Iva compresa, è invece molto lontana da queste premesse”, si legge nel documento. Anche la Coldiretti ha chiesto più tutele. “Bisogna inserire una clausola che garantisca di raggiungere l’obiettivo di un euro pagato ai pastori dagli industriali, che sono i diretti beneficiari dei 49 milioni messi in campo da Governo e Regione”.

Intanto la Regione sta lavorando a una delibera di Giunta che martedì 19 traccerà un percorso con l’obiettivo di portare il prezzo oltre l’euro. Ma c’è anche chi ha storto il naso, pensando alle ricadute sui consumatori. “Se non accompagnato da misure a tutela del mercato, l’accordo potrebbe determinare distorsioni dei listini al dettaglio con una valanga di rincari a danno dei consumatori”, ha ammonito il Codacons, pronto a denunciare il Governo alla Commissione Ue “per illeciti aiuti di Stato”. Ma proprio da Bruxelles potrebbero arrivare ulteriori aiuti. Secondo quanto riferisce Forza Italia, Silvio Berlusconi e il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani hanno ottenuto “garanzie” dal Commissario all’Agricoltura, Phil Hogan, “per l’assegnazione di 191 milioni di fondi da utilizzare per il sostegno e la promozione della filiera dei prodotti sardi”.