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Gilet gialli, Finkielkraut dopo insulti antisemiti: “Ho sentito odio assoluto”. Procura apre inchiesta: “C’è un sospetto”

Il filosofo, che è stato insultato nel corso del 14° giorno di proteste del movimento, ha detto che non avrebbe sporto denuncia: "Avrei avuto paura se non ci fosse stata la polizia, per fortuna erano là". Il ministro dell'interno Castaner ha riferito che un sospetto è stato identificato
Gilet gialli, Finkielkraut dopo insulti antisemiti: “Ho sentito odio assoluto”. Procura apre inchiesta: “C’è un sospetto”
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Ha detto che non avrebbe sporto denuncia definendosi “né vittima, né eroe”, ma ad aprire un’indagine sugli insulti antisemiti rivolti da un gruppo di gilet gialli contro Alain Finkielkraut è la procura di Parigi, che ha riferito di avere già identificato un sospetto. “Un sospetto, riconosciuto come il principale autore degli insulti, è stato identificato dai nostri servizi“, ha scritto su Twitter ministro dell’Interno Christophe Castaner. Il filosofo francese, che ha spiegato di essersi reso conto che molti di quelli che lo offendevano erano pronti a picchiarlo, ha detto a Le Journal du Dimanche di avere “sentito l’odio assoluto e purtroppo non è la prima volta. Avrei avuto paura se non ci fosse stata la polizia, per fortuna erano là”. L’inchiesta preliminare è stata aperta per “offesa pubblica sulla base di origine, etnia, nazione, razza o religione, oralmente, scritta, con immagini o mezzi di comunicazione elettronica”, ha precisato la procura.

Le indagini sono affidate alla Brigata di repressione dei reati contro la persona (BRDP). “In effetti sono stato preso di mira in modo molto violento da dei dimostranti”, “devo dire che avevano veramente voglia di venire alle mani, se dei poliziotti non fossero intervenuti penso che alcuni di loro avrebbero voluto spaccarmi la faccia”, ha raccontato Finkielkraut a Lci. “Non ho avuto tempo di aver paura“, “non sono né una vittima, né un eroe”, ha sottolineato, aggiungendo di non voler sporgere denuncia, come ha detto anche in un’intervista a Le Parisien. “Vorrei si sapesse chi sono queste persone, questo m’interessa. Ma non amo entrare in un processo del genere, l’avrei fatto forse se mi avessero picchiato”, ha detto ancora a Lci. Il filosofo aveva accolto con benevolenza il movimento dei gilet gialli, prima di criticarlo per ciò che è diventato. “Non rinnego le posizioni che ho preso. Non sostengo più i manifestanti, diventa grottesco, è un movimento che non sa fermarsi. Ma c’è stato un soprassalto di dignità della gente che era stata dimenticata e disprezzata”, “che reclamava di vivere con dignità del proprio lavoro“, ha spiegato. “Sono un po’ come il Golem, queste manifestazioni”, ha proseguito.

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