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Corruzione, monsignor Scarano condannato: “Provò a fare rientrare 20 milioni di euro dalla Svizzera su un jet”

L'ex contabile dell'Apsa condannato a tre anni dall Corte d'Appello di Roma per corruzione e calunnia. Finì in carcere nel giugno 2013. Secondo l’accusa, avrebbe versato 400mila euro all’ex 007 Zito per l’operazione di rientro del denaro, poi naufragata
Corruzione, monsignor Scarano condannato: “Provò a fare rientrare 20 milioni di euro dalla Svizzera su un jet”
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Tre anni di reclusione per avere tentato di far rientrare dalla Svizzera con un jet privato circa 20 milioni di euro. È questa la decisione della terza Corte d’appello di Roma, che ha condannato monsignor Nunzio Scarano, accusato di corruzione e calunnia. Nell’ambito della stessa vicenda, i giudici hanno invece confermato la condanna a un anno e 8 mesi di reclusione in primo grado per l’ex agente dell’Aisi, Giovanni Maria Zito e per il broker Giovanni Carenzio.

Scarano, già contabile dell’Apsa (Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica) finì in carcere nel giugno 2013. Secondo l’accusa, avrebbe versato 400mila euro all’ex 007 Zito per l’operazione di rientro del denaro, poi naufragata. L’indagine fu avviata nel 2012 dopo l’ascolto di alcune telefonate intercettate tra lo stesso Scarano e Carenzio. Il trasferimento di denaro sarebbe stato pianificato nei minimi dettagli, al punto che Zito – sempre secondo l’accusa – si recò a Lugano e predispose il viaggio di ritorno con un aereo privato; ma alla fine l’operazione andò a monte.

All’esito del rito abbreviato, il 27 giugno 2016, Zito e Carenzio furono condannati a un anno e otto mesi di reclusione per l’accusa di corruzione; sentenza oggi confermata in appello. Monsignor Scarano, invece, optò per il rito ordinario. Nei suoi confronti, il tribunale di Roma il 18 giugno 2016, pronunciò una sentenza di condanna a due anni per calunnia, con l’assoluzione per la corruzione. Oggi i giudici d’appello lo hanno ritenuto colpevole anche del reato di corruzione e, ritenuta la continuazione con l’imputazione di calunnia, non concedendo le attenuanti generiche, lo hanno condannato a tre anni di reclusione.

Aggiornamento
In data 9 giugno 2021 la Corte d’Appello di Roma, IV sezione penale, a seguito di annullamento con rinvio della condanna per corruzione inflitta a Giovanni Maria Zito e Giovanni Carenzio, ha assolto entrambi perché il fatto non sussiste con revoca delle statuizioni civili e della confisca dell’immobile in sequestro.

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