Sembra ieri che un anno fa eravamo qui su Facebook a parlare del Festival e invece era un anno fa, mentre adesso siamo qui a parlare del Festival. Non so a voi, ma a me tutti ‘sti cambiamenti spaventano. Iniziamo. Sigla.

Gruppo di eunuchi vestiti da punk ballano, Baglioni vestito da David Zed canta Acqua dalla luna, canone che scopro solo ora googlando “Eunuchi che ballano vestiti da punk e Claudio Baglioni vestito da David Zed che è quello che faceva il robot nella trasmissione di Raffaella Carrà, quella dove dovevi indovinare il numero esatto di chicchi di riso spezzettati contenuti all’interno di un vaso”. Intanto gli eunuchi si trasformano in punk da circo, sembra di essere a Christiania che se non sapete cosa sia, cercatelo su Google.

Arrivano il clown bianco Virginia Raffaele e l’augusto Claudio Bisio che spiegano come funziona il voto, il televoto e il grazie alvoto, ma come al solito non spiegano cosa sia la giuria demoscopica. Il mistero resiste. In prima fila la giuria di qualità, paladina degli scopinculisti.

Senza farlo apposta – Federica Carta e Shade con Cristina D’Avena
Favolosa interpretazione della regina dei Puffi che riesce a elevare le sorti questa canzone insignificante, complici anche le tette di fuori che hanno sempre un loro perché. Per ora i migliori.

Dov’è l’Italia – Motta con Nada
Finalmente Motta imbraccia la chitarra, Nada no. La canzone non è male, Nada no. Dov’è l’Italia, amore mio? Nada no.

La ragazza dal cuore di latta – Irama con Noemi
Le voci di Irama e Noemi si sposano magnificamente, poi lei a fare la latta è bravissima. L’avrei vista bene anche come lattaia. Bravi.

E a un certo punto appare Ligabue con le Luci d’America, le luci sull’Africa e il reddito di cittadinanza. Si accende lo spettacolo e Ligabue chiede di poter scendere le scale come tutti gli altri e gliele fanno scendere, poi esce il cane, scende di nuovo con una chitarra di cinque metri e scende ancora sul tum tum cha di We will rock you. È vestito da re o forse da Babbo Natale, non si è capito, ma cosa importa? Quello che importa è che faccia scatenare i lessi dell’Ariston con una canzone di cent’anni almeno, Urlando contro il cielo o o o o o o o o o o o o o… e tutti si alzano in piedi e cantano o o o o o o o o o o o o o. Il patto è stringerci di più, un po’ come sputare via il veleno urlando contro il cielo o o o o o o o o o o o o o. Pubblico in visibilio batte le mani e fa “Liga, Liga, Liga” ed è questa la grandezza dell’Italia. Sarebbe bastato questo. Sarebbe stato perfetto e invece anche al Liga tocca il duetto con Baglioni che degenera nella cover di Dio è morto.

Sanremo 2019, 30 anni dopo Sei come la mia moto, arriva la Rolls Royce. Poi dicono che c’è la crisi

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