“Serve un’educazione sessuale nelle scuole”. A lanciare questo appello non è il ministro dell’istruzione Marco Bussetti, non è nemmeno il ministro della salute Giulia Grillo ma Papa Francesco che di rientro dal viaggio a Panama durante la consueta conferenza stampa sull’aereo rispondendo a una giornalista americana che lo informa del problema delle gravidanze precoci nel Centroamerica e in America Latina, ha toccato senza tanti giri di parole il tema dell’educazione sessuale.

Senza bigottismo il pontefice ha risposto in maniera concreta: “Nelle scuole bisogna fare educazione sessuale. Il sesso è un dono di Dio. Non è un mostro”. Non solo. Il Santo Padre ha aggiunto: “L’educazione sessuale dev’essere oggettiva, senza colonizzazioni ideologiche. Il sesso come dono di Dio ha bisogno di essere educato, non con rigidità ma tirando fuori il meglio delle persone, accompagnandole nel cammino. Il Papa ha sottolineato che “il problema è anche nella scelta di quali insegnanti per l’educazione sessuale nelle scuole, di quali libri di testo: io ho visto anche cose di scarsissimo valore e ci sono cose che fanno maturare e cose che fanno male. L’ideale è che l’educazione sessuale cominci a casa, con i genitori anche se questo non sempre è possibile, per tante diverse situazioni familiari. Allora, è necessario che la scuola supplisca a questa mancanza, altrimenti rimane un vuoto che verrà riempito da qualche ideologia”.

A svegliare l’opinione pubblica su questo tema anziché pensarci la politica ci pensa il Papa. In Italia, infatti, manca una legge sull’educazione sessuale. Siamo uno dei sei Paesi europei dove questo insegnamento non fa parte dei programmi scolastici. Ci fanno compagnia Bulgaria, Cipro, Lituania, Polonia, Spagna e Romania. In tutto il resto del nostro continente, spesso a partire dalla scuola dell’infanzia, bambini e ragazzi “studiano” il tema esattamente come si fa con le altre materie. La Svezia ha reso obbligatoria l’educazione sessuale a scuola nel 1955; la Gran Bretagna quest’anno. Da noi la prima proposta di Legge è del 1975, l’ultima nel 2015. Risultato? Nulla. Tutto è lasciato alla famosa autonomia delle scuole. Una sorta di “paravento” che porta a risultati nefasti: pochi si preoccupano di organizzare lezioni di educazione sessuale. Resta la Rete. Restano i siti pornografici.

Chi insegna dovrebbe riprendere le parole di Francesco e farne materia di discussione in un collegio docenti affinché possa nascere un dibattito serio e non ideologizzato per arrivare ad imporre nell’agenda della politica un tema che nessuno vuol trattare per paura di perdere consenso elettorale in un’Italia più bigotta di un Papa.