Triste è il Paese che apprezza in ritardo. Altrettanto triste è la mancanza di voci autorevoli che descrivono la società senza filtri o espressioni di circostanza. Giorgio Gaber oggi avrebbe compiuto 80 anni e ancora rappresenta quel baluardo di onestà intellettuale che manca nel panorama desolante di una umanità condizionata dalle mode momentanee e dai falsi miti, a ogni livello, dalla durata stagionale.

Cosa avrebbe detto il Signor G dell’attuale situazione italiana ? È questa la domanda ricorrente che ritorna quando Giganti del Genere lasciano questa terra ormai sempre più arida di idee innovative.

La sua carriera è arcinota; c’è l’artista televisivo e quello teatrale, passando dal grande pubblico a quello scelto, di nicchia. Gaber è stato esponente ricercato da parte di ammiratori soprattutto nel secondo tempo della sua vita nella quale, attraverso la Genialità del teatro canzone ha saputo trasmettere ideali civili con un linguaggio diretto ancorché ironico sui tanti vizi e le poche virtù italiche. Sembra quasi che egli abbia fotografato un contesto che malgrado il passare degli anni è rimasto lo stesso, immobile come una palude artificiale. A noi non rimane che una “illogica allegria” nel raccontarlo per ricordarlo.

La “quota 100“, probabilmente, sarebbe diventato il pretesto di un monologo tra pause e sospiri di controllato stupore; il reddito di cittadinanza avrebbe, forse, stimolato riflessioni esistenziali del tipo tra “un impegnato e non so”. E poi i migranti, gli sbarchi, le soste obbligate in precarie imbarcazioni per infiniti giorni, fino al lento sfinimento. Insomma il punto di vista dei più deboli, di coloro che in mezzo al mare sognano la terra fino all’illusione di guardarla. Poi quando la vedono, non la raggiungono e quando la raggiungono la trovano subito ostile, vanificando ogni buona speranza. Cosicché la morte alberga nella vita che non può definirsi tale.

Gaber manca ma al tempo stesso è presente; è uno di quelli che ha saputo dare una chiara indicazione: raccontare la verità in piena libertà, stimolando un impegno con la riconosciuta maestria di rompere gli schemi. Una sorta di irregolare con la sapienza di agire con intelligente regolarità. Smisurato e contemporaneamente con il senso della misura di una satira arguta e sorprendente come un colpo di scena.

Basta scorrere alcuni titoli per renderci conto della sua attualità, perché questi che stiamo vivendo sono davvero “anni affollati” dove molti fanno “finta di essere sani”. E pensare che c’era il pensiero, su questa “nave grande, enorme, che va, va, va. Non si sa dove va, non si sa quando è partita, e sopra tutti. La nave, è la vita”. Siamo sulla stessa nave. Cosi parlò Gaber. La voce della Libertà.

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