Da magistrato a manager: dopo 40 anni di servizio e decine di delicate inchieste anticorruzione, Alfredo Robledo lascia la magistratura ed esordisce nel mondo dell’imprenditoria. L’ex procuratore aggiunto di Milano, con alle spalle inchieste come quella sui fondi distratti dalla Lega e sugli appalti Expo, ha deciso di rimettersi in gioco assumendo la presidenza dell’impresa Sangalli, azienda che si occupa di servizi ambientali, in passato coinvolta in un’inchiesta per corruzione. Poi, però, la società ha invertito la rotta: “L’anno scorso ha ottenuto il rating massimo dall’Anticorruzione presieduta da Raffaele Cantone, cioè tre stelle per la legalità”, spiega Robledo. “La mia prospettiva – aggiunge – non è cambiata. In realtà non è cambiata l’essenza del mio lavoro: continuo a fare quello di prima ma in un altro ruolo”.

L’ex procuratore aggiunto del capoluogo lombardo spiega di aver avuto anche altre proposte di lavoro. “Ma ho accettato quest’incarico perché questa è un’azienda che ha avuto la capacità di rialzarsi. Prima di accettare ho incontrato i proprietari e ho scoperto che la società era incappata in un incidente. Ma l’azienda era in salute, aveva conti in ordine e i dipendenti sono rimasti tutti al loro posto. La strada intrapresa con decisione dalla proprietà mi ha convinto che è bene dare un segnale al mondo industriale, sociale e politico italiano”, continua Robledo. Spiegando di aver chiesto “di  nominare io l’audit e l’Organismo di vigilanza dell’azienda“.

Nel giorno dell’inizio della suo nuova carriera, tra l’altro, l’ex magistrato si dice contrario al cosiddetto daspo per i corrotti varato dalla riforma Spazzacorrotti del guardasigilli Alfonso Bonafede. “Per combattere la corruzione non è necessaria l’interdizione a vita. Se uno commette un errore viene punito, ma quando ha scontato la pena, qualsiasi essa sia, deve essere considerato riabilitato così come prevede il nostro ordinamento. Anche perché provvedimenti simili alla fine condannano l’azienda, che chiude, e i dipendenti, che perdono il lavoro. Per questo ritengo il daspo una misura irragionevole”, spiega Robledo.

L’ex magistrato era finito al centro di uno scontro con l’allora procuratore capo di Milano, Edmondo Bruti Liberati e nel 2016 era stato  trasferito dal Csm al Tribunale di Torino in veste di giudice. Quest’estate Palazzo dei Marescialli non lo ha confermato nelle funzioni semidirettive: decisionte contro la quale il magistrato ha fatto ricorso al Tar e alla corte europea dei diritti dell’uomo. Due settimane fa Robledo ha dunque deciso di appendere la toga al chiodo quando gli mancavano poco più di due anni per vedersi riconosciuta la pensione. E adesso ha accettato di presiedere la Sangalli, che ha 1.100 dipendenti. L’arrivo di Robledo nel mondo degli appalti pubblici può essere un deterrente per i tentativi dei concorrenti di aggiustare le gare?  “Farò di tutto perché sia così”, dice lui.

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