Quattro di loro hanno combattuto in Siria contro l’Isis (uno era in Rojava come volontario e giornalista) ma per loro la Procura di Torino, con la motivazione della “pericolosità sociale” a causa dell’abilità “in materia d’armi” acquisita in Medio Oriente, ha chiesto la sorveglianza speciale e il divieto di dimora nel capoluogo piemontese.  È quanto accaduto a cinque persone dell’area antagonista che negli scorsi anni si sono unite alle Ypg, le Unità di milizia popolare curde che lottano conto Daesh. “È una misura strumentale – dichiara Davide Grasso, uno dei cinque destinatari del provvedimento, autore del libro Hevalen sulla propria esperienza in Siria – siamo dei pericoli solo perché sappiamo usare un’arma in Siria combattendo contro l’Isis? Non solo non dovremmo rappresentare un pericolo, ma dovremmo essere trattati con rispetto, così come anche le Ypg meritano rispetto”.

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