“Abbiamo un sogno nel cuore, Napoli usa il sapone”. Il solito coro discriminatorio contro i napoletani. Solo che stavolta a cantarlo non sono stati gli ultras di una tifoseria rivale, ma ragazzini della Juventus under 15. E per questo si sono beccati tutti e 25 una giornata di squalifica.

La mini-stangata (il provvedimento fa effetto più perché colpisce in blocco tutta la squadra che per la sua effettiva durata) arriva a scoppio ritardato: l’episodio si era verificato lo scorso giugno, durante la final-four del campionato giovanile nazionale, e aveva già destato molto scalpore. I baby-juventini non si erano accontentati di stravincere sul campo (3-0 in semifinale) ma una volta rientrati nello spogliatoio si erano lasciati andare ad esultanze sguaiate e a cori offensivi, ripresi anche col telefonino. Già allora c’erano state parecchie polemiche: scuse pubbliche, indignazione, minacce di squalifica e persino propositi di ritiro come ammissione di colpa da parte della società torinese. La Juventus “ha manifestato la più ampia disponibilità nel censurare l’evento, valutando anche la possibilità di ritirare la compagine, cosa che però avrebbe compromesso il regolare svolgimento del campionato”, aveva fatto sapere la Figc.

Così la vicenda rischiava di chiudersi “a tarallucci e vino”: in pieno accordo, Federazione e club avevano deciso di far frequentare ai giovani “un corso sul rispetto dell’avversario e del corretto uso degli strumenti digitali”. E questa era anche la soluzione che era stata proposta al processo: la Procura inizialmente aveva chiesto due giornate di squalifica, ma l’avvocato dei bianconeri aveva sostenuto che la sanzione non avrebbe avuto “efficacia educativo”; meglio un “percorso formativo”, come appunto quello già avviato. Persino la Procura federale sembrava d’accordo, ma i giudici si sono opposti: questi processi educativi “possono essere disposti in aggiunta alle sanzioni disciplinari, non in alternativa”, si legge nel dispositivo. E la semplice ammonizione sarebbe stata “troppo lieve” per la gravità dei fatti.

A distanza di sei mesi, ecco perciò la squalifica per violazione dei principi di lealtà sportiva: una giornata a tutti i 25 calciatori dell’Under 15 (che intanto hanno fatto il salto nella categoria successiva e militano nell’Under 16) e 6mila euro di multa alla Juventus. Forse non è un caso che il provvedimento arrivi con la nuova gestione federale: dopo le polemiche successive agli ultimi episodi (in particolare dopo i cori durante Udinese-Roma e Juventus-Spal), il presidente Figc Gabriele Gravina aveva annunciato un “contrasto più rigoroso” nei confronti del fenomeno, chiedendo a arbitri e giudici sportivi di “applicare le norme” (che possono prevedere anche la sospensione del match in caso di offese ripetute).

In questo senso la squalifica in blocco dei baby-calciatori della Juve Under 15 non fa una piega: la cosiddetta “discriminazione territoriale” è razzismo a tutti gli effetti e come tale va punito. Però il caso solleva pure una domanda: per quei cori durante il 13° turno di Serie A, Juventus, Roma e Udinese non avevano avuto alcuna sanzione, solo qualche spicciolo di multa e nessuna curva chiusa. Il “pugno duro” della Figc vale solo con i ragazzini o anche per gli adulti?

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