Andava in giro con diecimila euro in contanti in una valigetta: il limite massimo di denaro cash con il quale si può passare la frontiera. In quel momento, però, Paolo Scaroni era in auto a Milano. Ha lasciato il denaro sul sedile posteriore, e qualcuno è riuscito a rubarlo, approfittando delle portiere aperte e malgrado la presenza dell’autista all’interno.

Un furto compiuto nel centro della città lombarda quello di cui è rimasto vittima l’attuale presidente del Milan. Stando a quanto ricostruito al momento, Scaroni era sceso dall’auto e si era allontanato, quando il ladro ha aperto una portiera posteriore, ha preso la valigetta ed è scappato. L’autista ha provato ad inseguire il malvivente, ma mentre correva una donna, probabilmente complice del ladro, è riuscita a bloccare la sua corsa ed è fuggita anche lei. I due sarebbero poi saliti su un bus in zona largo Augusto, a pochi passi dal Duomo, e proprio dentro il mezzo è stata trovata la valigetta abbandonata. I ladri avevano già portato via i soldi, lasciando, invece, oggetti personali e documenti all’interno.

Oltre che presidente della società rossonera, referente del fondo Elliot (che del Milan è proprietario) Scaroni è anche vicepresidente di Rothschild. Arrestato nel luglio del 1992 – quand’era ad di Techint – con l’accusa di aver pagato tangenti dal Partito socialista italiano per ottenere appalti dall’Enel, patteggia una pena di un anno e quattro mesi nel 1996. Tra il 2005 e il 2014 e amministratore delegato dell’Eni. Per le presunte mazzette pagate dall’azienda del cane a sei zampe in Algeria viene assolto nel settembre del 2018 in primo grado. È ancora imputato, invece, per la maxi tangente da un miliardo e 300 milioni di euro che l’Eni avrebbe pagato al governo nigeriano per assicurarsi la concessione di un super-giacimento petrolifero, detto Opl 245. Vicenda per la quale sono stati condannati i mediatori col rito abbreviato. 

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