Sono arrivati alle 12.30, mentre Michele Russi aveva appena finito di tagliare i capelli ed era ancora all’interno di un salone da barba in via Terranova a San Severo, in provincia di Foggia. In due, armati di pistola e fucili, hanno iniziato a far fuoco contro l’uomo, pregiudicato di 58 anni, mentre un terzo uomo gli aspettava fuori dal locale.

Hanno esploso almeno 50 colpi, uccidendo l’uomo e ferendo due persone, il genero 44enne, con piccoli precedenti, e un dipendente del barbiere di appena 24 anni, incensurato. Entrambi sono stati portati in ospedale e sottoposti a un intervento chirurgico, uno dei due – non è stato reso noto chi – è in gravissime condizioni. I sicari, quindi, hanno rischiato di coinvolgere mortalmente almeno un innocente, come avvenuto nella strage di San Marco in Lamis nell’estate dello scorso anno.

La vittima dell’agguato aveva precedenti penali soprattutto per spaccio di sostanze stupefacenti e suo nipote, Francesco Paolo Russi, 36 anni, era stato ucciso il 25 agosto sempre a San Severo. Le indagini sull’omicidio sono state affidate alla polizia di San Severo e con ogni probabilità verranno coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Bari, visto lo spessore criminale dell’uomo che già nel febbraio 2015 fu vittima di un agguato dal quale riuscì miracolosamente a salvarsi nonostante i sicari impugnassero una mitraglietta.

Nel Tavoliere, dopo un periodo di relativa calma, si è tornati a far fuoco dalla fine dell’estate. Gli ultimi episodi – a differenza di quanto avvenuto per buona parte dello scorso anno e nei primi mesi del 2018 – si sono concentrati sull’asse Foggia-San Severo e non più sul Gargano, dove i clan sono in lotta per il controllo del traffico internazionale di stupefacenti con l’Albania.

Nel capoluogo e nella vicina città, invece, da anni si respirava una sorta di pax criminale tra le batterie della mafia foggiana. L’ultimo omicidio risaliva al 15 novembre, quando in una stazione di servizio sulla tangenziale è stato freddato Rodolfo Bruno, pregiudicato considerato vicino al clan Moretti e arrestato l’ultima volta nel 2016 per un tentativo di estorsione.