È giunto, il 17 settembre scorso e dalla calabrese Lamezia Terme, il “nuntio vobis” oliveriano dinanzi una nutrita schiera di sindaci gaudenti: “Mi ricandido”, per altri cinque anni di governo e in una delle regioni più sciagurate non solo d’Italia, ma dell’intera Europa (vedere a riguardo, per farsi un’idea, i rapporti Svimez). L’annuncio, giunto col preciso intento, riportiamo testualmente, di “servire la nostra terra per proiettarla nel futuro”, ha fatto leva sull’appoggio dei sindaci di diversi comuni, che Oliverio ha ricordato con le parole: “I sindaci hanno assunto un’iniziativa sulla base di un documento che esprime una valutazione positiva sul governo della Regione in questi anni”. Una valutazione positiva dunque, che noi, dal nostro specifico punto di vista, quello musicale prima e, più ampiamente parlando, culturale poi, ci chiediamo su quali elementi, sulla base di quali dati sia stata espressa.

Una domanda, la nostra, che nasce da una constatazione: la Calabria, oggi più di ieri, è espressione di un’evidente desertificazione culturale, e questo sulla base di una serie di assenze, di vuoti che lasciano l’osservatore alquanto interdetto. Passiamoli in rassegna, così da creare un promemoria sulla scorta del quale, una volta dovesse essere rieletto, il presidente Oliverio potrà operare nel suo futuro quinquennio.

1) Il Teatro Rendano di Cosenza, teatro di tradizione a vocazione operistica, non presenta un’opera lirica da quasi due anni e non ne ha ancora in programma neanche per la prossima stagione, quella che, come ormai da tradizione, cadrà nella primavera del 2019. Non solo: non esiste, per un teatro tanto grande quanto importante, un sito web consultabile, cosa da noi già denunciata tre anni or sono ma da nessuno evidentemente raccolta.

2) Lamezia Terme, città importante per posizione geografica e snodo aeroportuale sebbene, è il caso di ricordarlo, attualmente commissariata per mafia, è da considerarsi culturalmente defunta: 0 sono i cinema attivi, 0 le stagioni concertistiche, 0 quelle teatrali. Eppure ben tre erano, anni or sono, i cinema attivi a Lamezia, e ben tre i teatri attualmente chiusi: non sarebbe dovere del governatore, o del suo assessore alla Cultura, vigilare affinché un’intera città non cada nel più totale oblio culturale? Noi, in sincerità, crediamo di sì.

3) Anche il Teatro Cilea di Reggio Calabria, che a onor del vero in cartellone qualche opera la presenta, non ha un sito web consultabile, e trovare dunque la programmazione è impresa alquanto ardua: se si ha un profilo Facebook si riesce forse a raggiungere la pagina del teatro, ma altrimenti la cosa si fa parecchio difficile. Può mai sembrare questa una cosa normale? A me decisamente no.

4) L’intera Calabria continua a essere l’unica regione d’Italia a non avere un solo auditorium pensato ed edificato appositamente per le esecuzioni concertistiche. Parliamo dunque non di auditorium con diversi fini (conferenze, congressi, ecc.) e al caso prestati alla musica, ma di luoghi, presenti in qualsiasi altra regione, espressamente pensati per la stessa. Pure questa circostanza fu da noi segnalata tempo addietro: “Questo accade – recitava il summenzionato articolo – nonostante tutte le altre regioni dello stesso, sfortunato e sventurato, sud Italia possano vantare svariate strutture del genere conformi ai più moderni standard acustico-architettonici ma, soprattutto, esibenti programmi o un continuum di iniziative d’ordine musicale”.

5) In Calabria, come già denunciato precedentemente, si registra non solo l’assenza di Fondazioni Lirico-Sinfoniche, ovvero i teatri d’opera che ricevono i contributi del FUS (Fondo Unico per lo Spettacolo), ma anche quella di ICO (Istituzioni Concertistico Orchestrali), ovvero di un’orchestra regionale che possa dar lustro e dunque far lavorare quei professionisti di settore annualmente sfornati dai locali conservatori e costretti il più delle volte a cercar fortuna altrove.

Insomma, ci troviamo dinanzi una situazione, quella calabrese, che culturalmente e musicalmente parlando può dirsi letteralmente disastrosa: se dunque l’intento, come nelle parole del presidente Oliverio, fosse davvero quello di “servire la nostra terra per proiettarla nel futuro”, farebbe bene, l’attuale presidente in scadenza della giunta regionale, a conservare e a fare tesoro, qualora rieletto, di questo promemoria, perché quanto fatto lungo il corso del primo mandato regionale ha davvero poco a che fare col concetto stesso di proiettarsi nel futuro.