di Andrea Taffi

Le elezioni di medio mandato statunitensi hanno detto una cosa importante: negli Stati Uniti c’è un’opposizione vera, nonostante l’apparente tenuta di Trump. E non mi riferisco solo al fatto che i Democratici, pur nel ridimensionamento della sperata forza d’urto della loro onda blu, hanno conquistato la Camera. Mi riferisco alla qualità di quella opposizione, alla sua capacità, cioè, d’innescare il cambiamento. I democratici Usa hanno fatto tutto questo grazie ai valori che hanno saputo portare (in carne e ossa) nei luoghi dove si esercita il potere vero. Quei valori sono quelli delle minoranze religiose, delle donne, dei gay, delle lesbiche, dei bisessuali, dei transgender.

Da oggi, negli Usa, queste minoranze non sono più semplicemente rappresentate e tutelate da forze politiche illuminate, ma sono presenti personalmente sul campo a lottare, faccia a faccia, contro chi le vuole emarginare, anzi spazzare via. È questo (secondo me) il grande risultato delle elezioni di medio mandato. Perché la forza di un governo si misura anche attraverso la forza delle sue opposizioni. Più quelle opposizioni sono in grado di rappresentare una futura vera alternativa di governo, più quel governo sarà destinato a perdere la sua forza. E con queste elezioni i democratici Usa hanno fatto proprio questo: non si sono limitati a dire che Trump è brutto sporco e cattivo, ma l’hanno detto facendo scendere in campo (dando loro un ruolo) i rappresentanti di tutte quelle minoranze tanto odiate dal Presidente.

In Italia il modello statunitense è preso a metro di giudizio da un solo angolo visuale. La qualità del governo giallo-verde, infatti, è misurata sempre e solo col criterio della vicinanza o meno a Trump: chi è suo amico è cattivo, chi si allontana da lui e dalle sue politiche è buono. Tutto questo potrà anche essere corretto, non lo so. So solo che è un metodo parziale, che limita il raggio d’analisi. Trascura, cioè, l’altro modello, quello dell’opposizione vera. Ma la forza dell’opposizione è soprattutto la conseguenza del suo coraggio, il coraggio cioè di dare forza e dignità, di dare parola, ruoli e potere alle minoranze contro le quali parte del governo italiano si è scagliato: i migranti, le famiglie arcobaleno, le donne, gli Lgbt. Tutti coloro ai quali, per un motivo o per l’altro, è negata la giustizia sociale.

E siccome il Pd è il partito che (per rappresentatività e tradizione) dovrebbe più di ogni altro raccogliere queste istanze, io chiedo a tutti i suoi dirigenti (presenti e futuri) di avere il coraggio di fare quello che negli Usa hanno fatto i democratici. Di non invischiarsi, cioè, in sterili discussioni sul fatto se Trump sia uscito rafforzato o indebolito dalle elezioni di medio mandato, ma di dare voce, ruolo e potere a tutte quelle minoranze che in Italia sono oggi fortemente osteggiate dal governo, o almeno dalla sua parte verde.

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