Il potere delle aziende farmaceutiche è noto da tempo, ma il bicchiere è colmo ormai. Io ho sperato per più di cento giorni che il nuovo ministro della Salute dicesse una parola, proponesse un decreto legge. Eppure basterebbe leggere qualche mio post per sapere. Basterebbe applicare quello che le ho detto nelle occasioni in cui ci siamo incontrati. Spero che questa volta qualcuno le possa leggere. Ad esempio il Garante della privacy Antonello Soro. Sì, perché parliamo di quanto possa influenzare la salute Big Pharma senza interessarsi minimamente della salute dei cittadini.

Andiamo con ordine riprendendo il discorso dalle ultime notizie lette. Così scopriamo che un’indagine pubblicata sul British Medical Journal Open analizza il sistema italiano: “Dei 321 oncologi italiani – non solo ospedalieri, ma anche universitari – che hanno risposto al questionario (anonimo) e che rappresentano il 13% dei 2.260 del totale, il 62% ha dichiarato di aver ricevuto pagamenti dall’industria farmaceutica negli ultimi tre anni (una percentuale analoga ritiene che questo accada nella maggior parte delle specialità) e il 75% considera “appropriato” avere viaggi e alberghi pagati dall’industria per partecipare a congressi a livello nazionale e internazionale”.

Io ritengo più utile invece, come dico da anni, cancellare il sistema degli Ecm che ha ingenerato un giro economico enorme che ricade in ultimo sul prezzo dei farmaci e “obbligare” ogni singolo medico che viene pagato dal sistema sanitario nazionale a presentare il proprio lavoro non dalle cattedre dei congressi – o peggio dal tavolo del ristorante – ma in diretta nel reparto di un altro ente. Spostiamo per qualche giorno i medici sul campo, senza alberghi, bicchieri o piatti.

Oppure scopriamo come un noto clinico italiano sia stato rinviato a giudizio per aver percepito “un milione e mezzo in quattro anni per sponsorizzare farmaci oncologici”. “Il milione e mezzo di euro, al centro delle indagini dei carabinieri del Nas di Parma, sono stati girati nel tempo sui conti correnti di due organizzazioni senza fini di lucro – una modalità diffusa nella medicina italiana – e a un’associazione conosciuta a Modena, l’Angela Serra, attiva sulla ricerca sul cancro dal 1987 (…) della quale il prof. Federico era figura di riferimento”.

Io ritengo più utile invece che venga ritirato dal mercato un farmaco antidiabetico orale, pioglitazone, prodotto proprio dalla Takeda, citata come azienda farmaceutica fra i quattro farmaci oncologici “favoriti”, perché già ritirato in altre nazioni europee per i rischi secondari. E la ministra Giulia Grillo cosa dice? Ma forse ha un problema di pronuncia. E non è tutto. Ancor più grave è che “nei cinque anni di indagini si è appurato, tra l’altro, che l’associazione aveva a disposizione i dati, riservatissimi, del registro tumori“. Ministra Grillo, Garante Soro, non pensate che sia meglio come dico da anni che i dati sanitari siano in mano solo ai cittadini pazienti con History Health e che loro decidano se metterli a disposizione della scienza senza fini di lucro?

Da ultimo, ma non ultimo, abbiamo scoperto che farmaci acquistati con i nostri soldi vengono “venduti” dalle farmacie con un costo di distribuzione maggiorato. Mentre io da anni dico che lo Stato per salvare il sistema sanitario nazionale potrebbe partire anche da qui: distribuire a casa direttamente le terapie croniche e i farmaci salvavita senza passare dalle farmacie, né come venditore né come distributore.

Grillo, Beppe o Giulia, se ci sei batti un colpo. Senza vedere, senza sentire e senza parlare. 

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

4 novembre, dopo cento anni non abbiamo ancora imparato la lezione

next
Articolo Successivo

“Ho vinto tre medaglie d’oro agli Europei di nuoto. Ma la sfida più grande in Italia è uscire di casa”

next