Lo scenario è di quelli suggestivi, il Teatro greco di Siracusa. È qui che si è svolto l’11 giugno scorso lo spettacolo “Conversazione su Tiresia”, di e con Andrea Camilleri, con la regia teatrale di Roberto Andò, che per tre giorni (5, 6, 7 novembre) arriva al cinema come evento speciale.

“Chiamatemi Tiresia, sono qui di persona, personalmente!”. Inizia così la seducente lezione di cultura e di vita che il papà di Montalbano ha voluto regalare al pubblico presente, in un’atmosfera magica e coinvolgente. La figura di Tiresia, indovino della mitologia greca, è affrontata da Camilleri attraverso grandi letterati che nel corso della storia lo hanno descritto e raccontato, non sempre dandone giudizi benevoli. Camilleri dialoga con Omero che parla di Tiresia nell’Odissea, con Sofocle (che utilizza il suo personaggio in Edipo re e nell’Antigone), Dante (che lo colloca nella quarta bolgia dell’ottavo cerchio dei fraudolenti nell’Inferno), Seneca, Ovidio. Arrivando poi alla letteratura moderna grazie ad Apollinaire, T.S.Eliot, Virginia Woolf, Borges, Pound, Primo Levi e molti altri. Perfino Pasolini nel suo film Edipo re del 1967 gli riserva un ruolo centrale (che si può anche vedere in un filmato proiettato nello spettacolo) affidando il ruolo a Julian Beck, un gigante del teatro americano. Woody Allen fa apparire Tiresia ne La Dea dell’Amore. I Genesis fanno riferimento al suo mito nel brano The Cinema Show, che tra l’altro apre la rappresentazione di Camilleri.

Quello che colpisce maggiormente è l’incredibile energia e vitalità dello scrittore siciliano che, malgrado la cecità e i suoi 93 anni – seduto su una sedia solo sul palcoscenico, con pochi oggetti e tanto coraggio – recita e dialoga con i grandi maestri della letteratura, ipnotizzando il pubblico che lo ascolta rapito e in religioso silenzio, interrotto solo da applausi fragorosi. Con Tiresia condivide la condizione di cecità che trasforma in straordinaria determinazione e vigoria, al punto da affermare che “da quando non ci vedo più, vedo le cose assai più chiaramente”.

Oltre 60 autori si sono occupati di Tiresia, questo personaggio incantatore, manipolato nei secoli, da licenzioso ermafrodita (fu pure accusato di autopossedersi per godere del suo corpo) a oggetto e soggetto metaforico. Ecco, Camilleri vuole fare chiarezza, come lui stesso dice con maliziosa ironia e severo divertimento. Vuole sgomberare una volta per tutte il campo da menzogne, fantasie, illazioni e congetture, ristabilendo i termini esatti della verità. Ma c’è molto di più in questo spettacolo e ciascuno di noi potrà seguire il filone che preferisce, il fascino dell’ambiguità o lo specchio in cui riflettersi, perché Tiresia costituisce un inaspettato pretesto per fare un viaggio dentro se stessi. O, più semplicemente, questa volta il cinema sarà un’occasione per farsi trasportare dal piacere di ascoltare un grande narratore del nostro tempo. Uno spettacolo che potrebbe essere ricordato come il testamento spirituale di Andrea Camilleri.