Dopo 7 mesi dalla peggiore sconfitta della nostra storia, il Pd non ha ancora trovato la medicina giusta per la cura. Siamo convinti di aver compreso davvero la lezione? Come rispondiamo al Sud, ai giovani, al bisogno di sinistra? Il compito della sinistra oggi è di proteggere quella massa enorme che è finita travolta dal treno della crisi. Loro sono gli sconfitti, disposti a tutto e a scegliere chiunque pur di pensare che ci sia un domani.

Ho ascoltato e letto, non essendoci andato, molti degli interventi alla Leopolda: i momenti di discussione politica e di ragionamento sono sempre utili, soprattutto in una fase come questa. Ma come si può ancora narrare la cultura del vincente, dei ragazzi che sognano dalla propria camera una start up? Sono favole, secondo il mio modesto parere. I ragazzi e le ragazze, che mi scrivono da varie parti di Italia, chiedono radicalità. Vogliono sinistra. Immaginano uno Stato che investa su di loro, che li protegga. Vogliono sapere se i sacrifici che oggi fanno per studiare o per lavorare, possano servire un domani per costruirsi una famiglia. Si parli di cose concrete.

Vogliono sapere cosa sarà del Mezzogiorno, in un’Italia a pezzi: dovremmo su questo terreno sfidare il Movimento – la maggior forza politica al Sud – ad aprire il conflitto sul Mezzogiorno. Possiamo gridare che l’Italia è un Paese a pezzi?

Diciamo le cose come stanno e penso che il reddito di cittadinanza non sia la soluzione per tutti i mali, perché sarebbero necessari robusti piani di riforma dello stato sociale e dei contratti di lavoro. Siamo in grado di applicare, oggi, alla Questione meridionale il modello tedesco? In questo Sud non serve essere con il vincente, ma con chi ha sbattuto di fronte ai limiti che gli sono stati imposti. Non serve criticare chi è seduto sul divano, magari si è accasciato lì perché gli sono state segate le gambe.

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