L’ultima volta che l’Inter aveva messo piede al Camp Nou era il 2010. E fu una serata indimenticabile. Questa non lo è per nulla: l’Inter perde 2-0 col Barcellona, senza Messi e neppure troppo in forma. Del resto negli ultimi otto anni è cambiato tutto: c’è Spalletti e non Mourinho, non è più la squadra che avrebbe poi conquistato il Triplete ma quasi una debuttante in Europa, si sta ricostruendo sulle macerie. Perdere è quasi normale. L’Inter torna dalla Spagna con tanta sudditanza, una decina di minuti su novanta da grande squadra (ancora troppo pochi), un secondo tempo decisamente migliore del primo: in definitiva, una sconfitta non troppo pesante, che la rimette al suo posto nel lento percorso di maturazione ma non compromette il passaggio agli ottavi, oggi più vicino di ieri grazie al passo falso del Tottenham.

Al cospetto di una delle favorite della Champions, i nerazzurri si sono presentati con atteggiamento anche discreto: guardinghi, certo, sarebbe stato un suicidio altrimenti, ma neanche troppo impauriti. Almeno all’inizio. Spalletti sceglie un undici più coperto del solito, con Borja Valero al posto dell’infortunato Nainggolan, e pure un po’ di turnover post derby (Candreva per Politano, D’Ambrosio per Vrsaljko, Miranda per De Vrij), senza snaturarsi. La prima occasione è addirittura per Icardi, che anticipa sul primo palo ma non trova la porta. L’inesperienza, la paura, anche i limiti tecnici per una sfida del genere emergono quasi subito. Manca la tranquillità e il palleggio che permetterebbe di respirare nelle (rare) fasi di possesso. I nerazzurri si lasciano prendere dall’affanno e tradire dalla volontà di sfruttare il contropiede (che non c’è), con tanti errori e passaggi sbagliati non fanno altro che consegnarsi alla pressione avversaria, progressiva, inesorabile. Alla mezz’ora il forcing si è fatto insostenibile e il Barcellona passa, senza grandi sforzi, proprio con l’ex Rafinha, perso su un cross dalla trequarti. Ma è solo un episodio dei tanti, ed è anzi un bene che l’intervallo arrivi senza ulteriori danni.

Alla ripresa si riparte con Politano al posto di Candreva (tra i peggiori) ma soprattutto con un altro atteggiamento: l’Inter lascia nello spogliatoio i timori reverenziali, gioca e  in cinque minuti produce due ottime occasioni proprio con il neo entrato (bravo il portiere Ter Stegen sulla prima, meno lui nella seconda). Saranno anche le uniche del match. L’effetto sorpresa dura una decina di minuti: nonostante Spalletti si giochi anche le carte Lautaro Martinez e Keita Balde (non pervenuti), il Barcellona ricomincia presto a macinare gioco e occasioni: la più clamorosa, una traversa in contropiede di Coutinho. Prima del 2-0 che arriva nel finale, su un altro inserimento non irresistibile di Jordi Alba che però Skriniar non riesce a contenere. È bastato un Barcellona a mezzo servizio, senza Messi (ma comunque con i vari Suarez, Coutinho e tutta la tradizione blaugrana), che ha dato l’impressione di non spingere mai veramente sull’acceleratore per superare in maniera piuttosto netta questa Inter. Eppure la serata è comunque positiva. La partita più importante in fondo i nerazzurri l’avevano già vinta ancora prima di scendere in campo: il Tottenham aveva buttato via una vittoria praticamente scontata in Olanda contro il Psv Eindhoven (2-2 nel finale) e resta a distanza di sicurezza in classifica. Il Barcellona è ancora molto lontano, la qualificazione più vicina.

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