È possibile affermare che i Suede abbiano dato il via alla rivoluzione del pop britannico degli anni 90? Per buona pace degli Oasis e dei Blur, la risposta è (opinabilmente) affermativa! Brett Anderson e soci restano ancora oggi benchmark di riferimento di quella scena, proprio per aver esercitato un’indiscutibile influenza sulle band e su quanto accaduto in quegli anni.

Ma andiamo con calma e proviamo a rileggere la loro storia; essendo sulle pagine di un quotidiano nazionale online e non su una rivista di settore, proverò a raccontare in pillole le loro gesta; i post recenti qui pubblicati, riconducono a un iter spalmato sopra “9 punti 9”. Facile pensare a un piacevole cliché collegato alle linee di questo blog, nato nel 2011 e che prevede, alla fine di ogni articolo, una playlist di nove canzoni suggerita “dal solito Dj qualunque”.

E allora cominciamo.

1• Nascono nel 1989 grazie ad una intuizione di Brett Anderson (voce), Bernard Butler (chitarra) Mat Osman (basso), e Simon Gilbert (batteria) ma anche Justine Frischmann (chitarre). Nel corso del tempo saranno diversi gli avvicendamenti in formazione. Ai giorni nostri, la band ha pubblicato The Blue Hour (per Rhino/Warner), ottava fatica discografica. “Un disco umido e inquietante”, ha tenuto a farci sapere lo stesso Anderson.

2• E quali sarebbero i dischi imperdibili della collezione? Facile pensare per chi scrive, all’omonimo “Lp” (per Nude Records) d’esordio, se non altro per ciò che ha rappresentato. Così come Coming Up (il terzo per Nude/Columbia), perché, in fondo, risulta essere un vero e proprio coming out per la band. Ma resta il secondo quello più seducente; Dog Man Star (per Sony music distribution) è un album la cui dimensione oscura si riflette entro vette musicali, a mio parere, mai più raggiunte. Segnalo anche il resto con menzione particolare per il penultimo uscito, Night Toughts (2016 – Rhino/Suede); la sola Learning to be vale il prezzo del disco.

3• The Drowners, fu il primo singolo della band, sebbene “ a spaccare” fu Metal Mickey, raggiungendo il numero 17 nelle charts U.K. Di quei tempi si ricorda  nella fattispecie una performance suggestiva e controversa a Top of the Pops. Performance che sdoganò, tra le altre cose, l’ambiguità sovrana del leader. Anderson divenne ben presto noto per essere un personaggio enigmatico; amava rilasciare dichiarazioni al tempo spregiudicate: “Sono un uomo bisessuale che non ha mai avuto un’esperienza omosessuale”. Parole spesso rivendicate nelle poche interviste rilasciate.

4• La bisessualità da lui storicamente sbandierata, si traduce al giorno d’oggi in un matrimonio (con una donna), un figlio e un figliastro. A tale riguardo dice: “Ai tempi la gente pensava che fossi un po’ folle, un po’ gay… la sensibilità che mostravo all’epoca la preferisco oggi rileggere come una ricerca della femminilità perduta, qualcosa che mancava nella mia vita; mia madre era morta (quando aveva 21 anni) e Justine (Frischmann, membro della band ma poi con il gruppo Elastica, alla quale l’artista ancora oggi resta molto legato) se n’era andata. Era quello un momento molto strano da vivere”.

5• La musica, in Inghilterra, si preparava a vivere una nuova grande stagione, portando l’indie e il rock lontano dalle vorticose stratificazioni scaturite dalle fusioni shoegazing e dance-pop di “Madchester”, altresì ripristinando le convenzioni del pop. Facendo che cosa? Ma ristabilendo un certo manierismo musicale! È necessario, forse, ricordare che il Regno Unito ha dato i natali a gente come David Bowie, Roxy Music e The Smiths?

6• All’epoca, i Suede, andarono realmente contro i mulini a vento. La cifra di quello stile strideva per davvero come gesso sulla lavagna; il grunge imperversava, eppure, “all’ombra della luce”, qualcosa succedeva. Proprio loro imposero nuovamente “il bel canto” rivendicando prepotentemente l’importanza di scrivere canzoni d’autore, modus operandi che li rese seduta stante il baluardo indefesso del clamoroso ritorno in auge del pop/rock nostrano.

7• I Suede hanno ottenuto le copertine dei giornali specializzati ancor prima di dare alle stampe il debutto. Una cosa insolita per quei tempi e ad ogni modo, quell’impressionante battage pubblicitario venne rivendicato immantinente; una volta pubblicato, il disco omonimo, infatti, raggiunse direttamente la vetta delle classifiche britanniche. Era l’aprile del 1993. Si tenga presente che stiamo parlando dell’album di debutto di maggior successo dai tempi di Welcome to the Pleasure Dome dei Frankie Goes to Hollywood (1984).

8• È curioso scoprire che la band pubblicò un annuncio sui giornali alla ricerca di un batterista; a rispondere fu niente poco di meno che Mike Joyce, ex membro degli Smiths, il quale sarebbe dovuto apparire nel singolo di debutto del gruppo, Be My God/Art (per RML). Purtroppo “il 12 pollici”, poco prima del suo rilascio, venne scartato; era l’autunno del 1990, un litigio  furioso con l’etichetta decretò la dispersione di quel gioiello ai giorni nostri rimasto sotteso (perlomeno ufficialmente).

9• The Blue Hour Tour è partito il 20 settembre in pompa magna, con la presentazione del nuovo album presso Hall Saints Church vicino a Kingston Upon Thames, nel South West di Londra: il gruppo arriva quindi in Italia, “fresco fresco” per una data unica; i Suede suoneranno questa sera, giovedì 4 ottobre 2018, presso il Fabrique di Milano (evento organizzato da Live Nation).

Vi lascio con una selezione di “9 brani 9” dedicata ai Suede. Immaginatele come tracce ideali per definire la poesia scaturita da un disco in vinile: quattro sul lato A e cinque sul lato B.

9 canzoni 9… dei Suede

 

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