Sindacati in caduta libera. Le organizzazioni principali hanno perso circa 450mila iscritti negli ultimi 2 anni, soprattutto al Sud, dove si registra quasi il 70 per cento del calo complessivo. Ma se è la Cgil di Susanna Camusso a registrare il maggiore decremento con un calo di 285mila iscritti, seguita dalla Cisl (188mila tesserati in meno), per la Uil l’andamento è in controtendenza. Dal 2015 al 2017, infatti, il sindacato guidato da Carmelo Barbagallo ha registrato un incremento degli iscritti, oltre 26mila in più. È quanto emerge dal report ‘La mappatura regionale della rappresentanza sindacale’ realizzata dall’Istituto Demoskopika. Basilicata e Toscana si posizionano in cima per maggior gradimento nei confronti delle sigle sindacali. Sul versante opposto il Piemonte: qui l’appeal sindacale raggiunge il livello più basso. La tendenza non riguarda solo gli iscritti, ma anche chi ha svolto attività gratuita nelle organizzazioni sindacali: 60mila i volontari in meno nel 2016 rispetto all’anno precedente. “La situazione di crisi, il numero dei lavoratori in calo e anche il lavoro precario che non facilita le occasioni d’incontro sono tutti fattori che allontanano dai sindacati” spiega a ilfattoquotidiano.it Pierpaolo Bombardieri, segretario organizzativo della Uil nazionale. L’unica sigla che, stando ai numeri, non perde consensi. Ma in una nota la Cgil contesta lo studio e sottolinea che nel 2017 “ha chiuso il proprio tesseramento con 5.518.774 iscritti (+1,04% rispetto al 2016 e +0,66% rispetto al 2015), cui corrispondono altrettante deleghe sottoscritte”.

UIL IN CONTROTENDENZA – Secondo Demoskopika gli ultimi due anni non sono da dimenticare solo per la Uil. Nel 2017 ha visto incrementare il proprio portafoglio del tesseramento con una una crescita dell’1,4 per cento rispetto al 2015. A rappresentare prioritariamente il saldo positivo gli incrementi della base registrati in Puglia con 9,9 mila iscritti in più (+4,8%), in Piemonte con 5,5 mila adesioni in più (+3,8%) e in Lombardia (+ 3,9 mila iscritti, con un incremento del 2%). Tre le uniche regioni a non confermare fiducia alla sigla sindacale: Sicilia (7 mila iscritti in meno), Campania (-4,3 mila adesioni) e Marche (1,1 mila iscritti in meno). “Immaginiamo che questi dati siano frutto di una serie di scelte adottate negli ultimi anni – spiega Bombardieri – a iniziare dalla presenza molto più numerosa e assidua dei dirigenti in assemblea e nei luoghi di lavoro, sia per quanto riguarda le vertenze, sia per il rinnovo dei contratti”. Ma questo trend non è del tutto una sorpresa, perché è già stato riscontrato nel rinnovo delle Rsu: “La Uil prende più voti di quanti sono i propri iscritti sui luoghi di lavoro. Oltre alla presenza costante dei vertici – aggiunge il sindacalista – crediamo sia dovuto anche a una scelta di equidistanza da partiti e politica”. Ma come sono cambiate negli ultimi anni le esigenze di chi si rivolge a un sindacato? “Intanto è cambiato il mondo – sottolinea il segretario organizzativo della Uil – e con esso il mondo del lavoro e le modalità di relazionarsi. Nonostante i social, che anche noi utilizziamo, crediamo che ci sia ancora e più che mai bisogno di un luogo fisico dove incontrarsi, confrontarsi e discutere”.

L’APPEAL SINDACALE NELLE REGIONI – A parte il caso della Uil, però, secondo Demoskopika i numeri non lasciano spazio a dubbi: dal 2015 al 2017, i tesserati hanno subito una contrazione di 447mila persone, di cui 293mila residenti nelle realtà regionali del Mezzogiorno. A dirlo è l’Indice di appeal sindacale (Ias) ideato dall’Istituto Demoskopika che, analizzando il periodo 2015-2017, ha tracciato una classifica delle regioni in relazione all’attrattività delle principali organizzazioni dei lavoratori. Due gli indicatori utilizzati: gli iscritti ai sindacati di Cgil, Cisl e Uil e le persone di 14 anni e più che hanno svolto attività gratuita per un sindacato. In quanto ad appeal sindacale la Basilicata si posiziona in cima alla classifica delle realtà regionali ‘più sindacalizzate’. A pesare è stato il primo posto ottenuto nella geografia degli iscritti: 717 tesserati per mille occupati. Sul podio, al secondo posto, si colloca la Toscana grazie al primato in relazione ai volontari: 16 persone di 14 anni per mille residenti over 13 anni. A chiudere il medagliere dell’appeal sindacale la Sicilia. Ai primi posti nella classifica seguono Calabria e Liguria. Nell’area di livello medio trovano spazio dieci regioni: Molise, Sardegna, Lazio, Emilia Romagna, Puglia. E, ancora, Abruzzo, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Lombardia e Marche. Infine, tra le regioni con minore gradimento verso Cgil, Cisl e Uil, si collocano le rimanenti cinque realtà territoriali. Il territorio più disincantato dal ruolo delle sigle sindacali è il Piemonte, immediatamente preceduto dalla Valle d’Aosta e dalla Campania. Nell’area delle maggiori sfiduciate, anche l’Umbria e il Trentino Alto Adige. La Cgil però definisce “molto discutibile” dal punto di vista scientifico il calcolo che Demoskopika fa sull’appeal sindacale, “indice sconosciuto a qualsiasi serio ricercatore. Siamo in presenza – sottolinea il sindacato – di dati rapportati agli occupati regione per regione (operazione ardita data la generosa definizione di occupati data dall’Istat) e riferiti ad un’indagine Istat ancora in fase di stabilizzazione sulle istituzioni no profit”.

CROLLANO LE ADESIONI – Dall’appeal alle adesioni. Stando all’indagine dell’istituto, nel 2013 i tesserati erano poco più di 11,5 milioni, nel 2016 erano 11,4 milioni mentre nel 2017 il numero complessivo è sceso a 11,1 milioni. Un andamento costantemente decrescente pari a una contrazione delle adesioni del 7,2% rispetto al 2012 quando gli iscritti hanno sfiorato la soglia dei 12 milioni di tesserati. Dall’analisi territoriale dell’Istituto Demoskopika emerge un quadro piuttosto differenziato abbastanza significativo. Con oltre 293mila iscritti in meno, pari al 65,6% del calo complessivo delle adesioni, sono le regioni del Mezzogiorno, nel 2017, a rinunciare prioritariamente all’appartenenza sindacale nell’arco temporale considerato con una variazione negativa pari al 5,1 rispetto al 2015. A seguire il Nord con una riduzione pari 114mila iscritti (-2,7%) e il Centro con una contrazione delle adesioni di poco meno di 40mila persone (-2,5%). Tra le prime sei regioni per ‘sforbiciata’ degli iscritti alle sigle sindacali quattro sono al Sud: Campania (90,8 mila iscritti in meno), Puglia (66,7 mila), Sicilia (53,7 mila) e Calabria (33,8 mila). A seguire Lombardia, Emilia Romagna, Lazio, Umbria, Abruzzo, Marche, Piemonte, Toscana, Sardegna, Friuli Venezia Giulia, Molise, Liguria e Basilicata. In controtendenza il dato di Trentino Alto Adige (+8 mila iscritti), Veneto (+6,1 mila) e Valle d’Aosta (+630).

IL CALO NEI TERRITORI GUIDATI DAL CENTROSINISTRA – È la Cgil a subire nel 2017 il maggiore decremento. Una contrazione che tocca principalmente i territori ‘a guida rossa’. Tra le prime otto regioni a dimostrare più sfiducia, infatti, sette sono governate dal centrosinistra: la Campania con una contrazione di 55,8 mila iscritti pari al 17,9% in meno rispetto al 2015, la Puglia che ha registrato una decrescita di 54,1 mila iscritti e l’Emilia Romagna con una perdita di 46,5 mila iscritti. E, ancora, Calabria con una contrazione di 20,8 mila iscritti, Umbria che ha registrato una decrescita di 20,2 mila iscritti, Marche e Lazio con un calo rispettivamente di 14mila e 12,4 mila iscritti. Calano anche gli iscritti della Cisl: nel 2017, 188mila in meno, con una contrazione del 4,5 per cento nell’arco temporale considerato. In Sicilia e Campania i dati peggiori, ma gli iscritti diminuiscono in modo considerevole anche in Puglia, Lombardia, Calabria, Piemonte e Lazio. Ma proprio sul calcolo degli iscritti la Cgil fa alcune precisazioni. “Al contrario di altri – puntualizza il sindacato – la Cgil non computa, nel totale degli iscritti, gli aderenti alle associazioni da essa promosse, quali ad esempio Auser, Federconsumatori, ecc. (circa 400mila associati). Pertanto, non risulta la flessione del 5,2% che ci viene attribuita relativamente al raffronto tra il 2015 e il 2017”. Secondo il sindacato il dato reale è di sostanziale tenuta del tesseramento “con un’apprezzabile crescita tra i lavoratori attivi ed una leggera flessione tra i pensionati che si spiega con il forte rallentamento della dinamica pensionistica per effetto della Legge Fornero”.

SI RIDUCE L’ESERCITO DEI VOLONTARI – Tornando all’indagine, però, per Demoskopika ad essersi ridotto (di oltre nove punti percentuali) è anche il numero di ragazzi sopra i 14 anni che ha dichiarato di aver svolto attività gratuita per un sindacato nel 2016 rispetto all’anno precedente. Sono state circa 574mila, infatti, le persone che nel 2016 hanno scelto un impegno gratuito a fronte dei 632mila volontari del 2015. In un solo anno la partecipazione attiva dei cittadini alle attività delle sigle sindacali si è ridotta di circa 60mila unità. Quattro le regioni segnate da una riduzione rilevante dell’esercito dei volontari: Emilia Romagna (-26 mila volontari), Piemonte (-22 mila volontari), Campania (-10 mila volontari) e Umbria (-10 mila volontari). Lombardia e Toscana, al contrario, hanno visto crescere significativamente questo numero rispettivamente di 16 mila e 12 mila volontari.