“Quanto è incrementato il flusso? Direi del 100 percento. Senza ombra di dubbio”. Angela Prete è nell’ufficio imbarco dell’Albania Ferries, l’unica agenzia turistica che cura le tratte Brindisi-Valona e, nei mesi estivi, anche Brindisi-Saranda. “Mai vista tanta gente, la sera c’è una fila di auto che non finisce mai per salire sui traghetti”. Due le corse al giorno, ma in questo periodo se ne è aggiunta anche una terza al mattino. Un viavai continuo. Fino a fine mese non ci sono più posti se si vuol imbarcare anche una vettura. C’è spazio solo per passeggeri a piedi. Tutti gli altri vengono dirottati al porto di Bari, per giungere da lì a Durazzo.

L’Albania inizia in Puglia, nei suoi scali portuali, fino a qualche anno fa utilizzati soltanto da emigranti di ritorno in patria per le ferie. Ora l’Albania fa man bassa di turisti, sgomita, risucchia una parte dell’industria delle vacanze nostrana e greca, soprattutto quella low cost. In cinque anni, dal 2012 al 2017, gli ingressi di stranieri nel Paese delle Aquile sono passati da 3,2 a 5,1 milioni di persone, stando ai dati Instat, l’Istituto di statistica nazionale albanese. Per il 2018 le cifre sono destinate a crescere vertiginosamente.

Il nuovo che avanza. Low cost – Prima delle 7 del mattino, la nave non arriva a Valona: il porto è chiuso. Così il viaggio che potrebbe durare non più di cinque ore si allunga a sette. Si attraversa con calma la baia verde e bruna, tra l’isola di Saseno e la penisola di Karaburun. La città sullo sfondo è una sequenza di palazzoni da minimo cinque piani, cemento senza soluzione di continuità, a perdita d’occhio fin sopra la corona di montagne intorno. Una sola la banchina di attracco. Dal traghetto scendono auto e pullman in fila ordinata. Fuori dall’area portuale, Valona è rampante. Nuova, nuovissima. Dei vecchi quartieri con le case basse e quadrate, con le pergole di vite, non c’è più alcuna traccia. Agli albanesi piace la loro giovane Vlorë. Per mostrarti il meglio, ti portano a vedere l’autostrada che arriva fin dentro la città, ti offrono il caffè nei locali all’ultima moda, ti fanno percorrere il lungomare ultimato dopo tre anni di lavori, anche abbattendo case abusive. Il passato non esiste, è alle spalle. L’unica reminiscenza è la moschea Muradie, ex chiesa bizantina trasformata dagli ottomani nel 1537. Resiste sorprendentemente mentre tutto intorno cambia senza sosta. È Valona, porta della riviera adriatica, la meta prediletta dai vacanzieri. Il premier Edi Rama lo sa e sa anche che il porto, tutto sommato piccolo, non basta più: è per dare nuovo impulso al turismo balneare che a gennaio è stato approvato il decreto legge per la costruzione del nuovo aeroporto internazionale. Sarà più grande di quello di Tirana, costerà 90 milioni di euro e sarà finanziato e costruito da privati, cioè dalle aziende turche Cengiz Construction, Kalyon Construction e Kolin Construction, che formano il consorzio che ha realizzato il terzo scalo di Istanbul, il più grande dell’area euroasiatica. Quello di Valona sorgerà nell’area protetta Vjosa-Narta, a nord della città, e a nulla sono valse le proteste dell’Associazione nazionale per la protezione e la conservazione dell’ambiente naturale.

“Salento e Romagna d’Albania” – “Abbiamo una città completamente nuova, ma anche una natura fantastica, spiagge bellissime, una storia da raccontare e da scoprire, oltre a un cibo ottimo e simile alla cucina italiana. Molti di voi mi dicono che anche gli spaghetti da noi sono migliori!”. Il sindaco di Valona, Dritan Leli, squaderna la ricetta vincente. Nei giorni scorsi, era a San Dana, in provincia di Lecce, per  rendere omaggio al santo originario della sua città, durante la manifestazione “Salento – Albania. Un ponte tra due sponde”.  “Io non sono in concorrenza con voi – dice sorridendo – ma con me stesso”.

Il tratto compreso tra Valona e Saranda, fino a Ksamil, di fronte a Corfù, è ciò che molti italiani, per semplificare, chiamano “Salento d’Albania”: se non fosse per le montagne alle spalle, sembra di stare esattamente lungo la costa tra Otranto e Leuca. Ora lo sanno anche i turisti. “È quella la zona più gettonata – spiega Angela Prete – ed è scelta soprattutto da vacanzieri provenienti da Campania, Lazio, Sicilia e Lombardia, in particolare Milano. I pugliesi ci vanno soprattutto nei week end o durante i ponti delle festività. Più contenuti i numeri di passeggeri toscani, liguri, emiliani”. Per questi ultimi, d’altronde, l’imbarco è più comodo da Ancona per giungere poi a Durazzo, sulla costa nord, che invece è definita la “Romagna d’Albania”.

Sono stati 1.919.504 gli stranieri entrati nel Paese nel primo semestre 2018, il 9 percento in più rispetto allo stesso periodo del 2017. È ancora presto per conoscere i numeri da capogiro di questa estate, ma quelli di giugno sono già indicativi: il flusso è aumentato del 13,3 percento rispetto allo scorso anno. L’Instat rimarca anche che l’Albania inizia ad attirare molti dall’est Europa: +26,4 percento di polacchi nella prima metà dell’anno. Tanti anche i macedoni, a pochi passi dal lago di Ocrida, ma è dall’Europa meridionale che arriva l’80 percento dei viaggiatori, seguiti da americani, cinesi e giapponesi. Tra il 2012 e lo scorso anno, la presenza di europei è passata da 3,2 a 4,7 milioni sui 5,1 stranieri in totale. Poco male per un Paese che conta appena 2,9 milioni di abitanti, più o meno quanto la sola Roma.

I prezzi piccoli piccoli –  Fino a metà giugno, le promozioni sono state molto allettanti e tanti, quest’anno, hanno cominciato a prenotare nave e alberghi già da gennaio. Fino a quattro anni fa, invece, ci si poteva presentare direttamente ai terminal dei porti di Brindisi e Bari per fare il biglietto, qualcosa di impensabile oggi. Una poltrona sul ponte del traghetto da Brindisi a Valona costa 60 euro a persona, diritti d’imbarco compresi; 80 euro l’auto. Per Saranda si sfiorano rispettivamente gli 80 e 90 euro. Una cabina, invece, 75 euro. Simili, o anche qualcosa in meno, i prezzi da Bari a Durazzo: per quattro persone e un’auto, andata e ritorno, nel pieno della stagione, si spendono 480 euro.

L’Albania a tavola è una scoperta. Menu privilegiati sono quelli di carne, anche se si è sul mare, con ovini e maiali che si cuociono allo spiedo per tutto il giorno. Un pranzo abbondante, dall’antipasto al dolce, costa 25 euro; una cena a base di pesce fresco (vanno a ruba i datteri, lì consentiti) non più di 35. Case vacanze, b&b e alberghi sono per tutte le tasche: sette giorni a Orikum, in appartamento con angolo cottura, a ferragosto, sono costati appena 260 euro per due persone, 37 euro al giorno. Nel parco di Llogara, montagna a cinque minuti dalla costa, nelle tradizionali strutture del posto, una doppia costa 45 euro con colazione inclusa. A Himare, Qeparo e Dhermi, lungo la riviera, ci sono camere a 40 euro e intere case con vista panoramica a massimo cento. A Saranda, è di 110 euro il costo di una camera doppia in uno degli alberghi più lussuosi della città. A Ksamil, prenotando online, si trova posto a 25 euro in due, colazione esclusa. All’ingresso del paese, però, una lunga fila di anziani con i cartelli in mano invita a scegliere last minute gli appartamenti dei loro figli, palazzi appena ultimati, costruiti in ogni dove e ancora sfitti.

La pecca albanese: il cemento –  Il turismo porta tanti soldi e opportunità. La Direzione generale delle imposte albanese, il 13 agosto scorso, ha certificato l’exploit di quest’anno: in appena due mesi il numero delle imprese che operano nelle zone turistiche è cresciuto del 58 percento. Dal primo giugno fino agli inizi di questo mese, sono 1.531 le nuove imprese iscritte nelle zone balneari di Durazzo, Lezha e Scutari nel nord e di Valona e Saranda nel sud. In aumento anche il numero dei nuovi posti di lavoro, che sarebbe cresciuto di 15mila unità.

Ora che si è ebbri del successo, in pochi si accorgono del rischio più serio che corre il turismo “shqiptar”: trasformare l’Albania in un parco divertimenti, in un posto uguale agli altri. Lo corre soprattutto la zona costiera, divorata da abitazioni e resort costruiti fin sopra la scogliera, senza alcun riguardo per molte aree archeologiche e senza alcun piano edilizio che tenga, nonostante non solo il paesaggio mozzafiato ma anche la fragilità idrogeologica di un Paese che è fatto soprattutto di fiumi e montagne. L’esempio più eclatante è il cantiere del mega villaggio turistico realizzato in una zona che era rimasta selvaggia e incontaminata, la “Spiaggia dei sassi bianchi”, a Palasë, in prossimità della grande foce di un fiume.

Nel primo trimestre del 2018, stando sempre ai dati Instat relativi al turismo, sono stati approvati 221 permessi di costruzione per nuovi edifici e per complessivi 200.944 metri quadrati, il 118,8 per cento in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. L’Albania più autentica non è neppure a Tirana, anche questa città in preda al nuovismo. Bisogna addentrarsi nell’entroterra per ritrovarla: Girocastro e Berat, con centri storici dichiarati patrimonio dell’Unesco; Korcia e Voskopoja, scelte soprattutto per le vacanze invernali; Tepelenë e Scutari, dove il recupero del cuore cittadino continua; la dolcissima Përmet con le terme di Benje e la Valle della Valbona, il “Miracolo delle Alpi albanesi”, le aree naturalistiche per eccellenza.