“Non nego che non ho mai capito perché ci siamo sciolti. Non solo non mi è andata mai giù la decisione, ma oggi posso dire che non sono d’accordo su come è stato gestito il ‘dopo’. La storia dei Pooh ha significato troppo per meritare un finale da fuochi artificiali e nulla più“. In una lunga intervista a La Stampa, Dodi Battaglia si toglie qualche sassolino dalla scarpa e dice la sua sullo scioglimento dei Pooh, separatisi nel 2017 dopo 50 anni di carriera insieme. Il chitarrista guarda al suo passato artistico con nostalgia e dice di non rassegnarsi al fatto che un’esperienza così importante possa essersi conclusa così. “I Pooh di nuovo insieme? Ne sarei felice, tornerei nel gruppo anche domani mattina. Quando mi hanno detto che avremmo smesso di essere i Pooh al compimento dei 50 anni di carriera ho abbozzato che non ero d’accordo”.

E Dodi Battaglia non risparmia qualche frecciata ai suoi ex componenti del gruppo: il primo giugno ha festeggiato i 67 anni e 50 anni di carriera, celebrati con un concerto in compagnia di ospiti importanti, che ha registrato un grande successo di pubblico. Sul palco, però, erano assenti quasi tutti gli ex Pooh: “È stata una festa in mezzo alla gente e sono venuti tutti, a parte Roberto Facchinetti, Red Canzian e Riccardo Fogli. Mi hanno detto che in quei giorni erano impegnati. Prove, registrazioni, eventi tv, nemmeno mi ricordo, ma non m’importa: Stefano D’Orazio pur impegnatissimo, c’era“.

Anche sulla partecipazione di Roby Facchinetti, Riccardo Fogli e Red Canzian all’ultima edizione del Festival di Sanremo ha qualche perplessità e, leggendo tra le righe, sembra non abbia ritenuto le loro canzoni all’altezza della competizione: “Credo che al Festival ci si debba presentare quando si ha una canzone per vincere e non per andare a far la gara e perderla contro Lo Stato Sociale. Dovrebbe essere una bomba e non qualcosa giusto per partecipare. I Pooh ci andarono nel ’90 con Uomini Soli e vinsero: così si deve fare”.

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