Sarà la marcia dei berretti rossi, come “i cappellini che i quattro braccianti morti e i quattro feriti sabato indossavano nei campi per proteggersi dal sole mentre si spaccavano la schiena per raccogliere pomodori alla vergognosa paga di un euro al quintale”. Centinaia di braccianti delle campagne del Foggiano si sono riuniti in assemblea con l’Unione Sindacale di Base domenica sera nell’ex ghetto di Rignano e hanno deciso di proclamare uno sciopero per l’intera giornata di mercoledì 8 agosto, in memoria dei quattro compagni di lavoro morti sabato 4 sulla provinciale 105 mentre tornavano dai campi. Un incidente su cui si indaga per caporalato: per capire se sia avvenuto in un contesto di degrado delle condizioni di lavoro, di sfruttamento, di marginalità sociale, di un sistema di trasporto dei lavoratori consegnato proprio nelle mani dei caporali.

La marcia per ricordare Amadou Balde (Guinea Bissau), 20 anni, Aladjie Ceesay (Gambia) 23, Moussa Kande (Guinea Bissau) 27, Ali Dembele (Mali), il più vecchio, 30 anni, partirà alle 8 di mattina da Torretta Antonacci (ex ghetto di Rignano), nel comune di San Severo, e si concluderà davanti alla prefettura di Foggia. Tutti con in testa i cappellini rossi, “cappellini che Usb e Rete Iside avevano distribuito ai braccianti come segno di vicinanza e di solidarietà in un processo di sindacalizzazione che richiama alla memoria le battaglie di Giuseppe Di Vittorio per i diritti dei lavoratori agricoli. Perché questo erano i quattro nostri compagni morti: lavoratori agricoli, indipendentemente dal colore della pelle“, si legge nel comunicato.

“È questa la nostra battaglia – ribadisce Aboubakar Soumahoro, del coordinamento lavoratori agricoli Usb – la tutela dei lavoratori e la rivendicazione dei loro diritti, negati in Puglia come in Calabria, in Piemonte o nel Lazio. Per questi diritti si batteva Soumaila Sacko, ucciso nella piana di Gioia Tauro il 2 giugno scorso, per questi diritti combattevano i braccianti morti sabato, organizzandosi per sfuggire alla schiavitù del caporalato e alle vessazioni dei cosiddetti imprenditori agricoli”.

Tutti e quattro le vittime viaggiavano, insieme con altri stranieri, nel furgone bianco chiuso che si è schiantato per cause in corso di accertamento, contro il tir carico di pomodori. Tornavano da una giornata trascorsa nei campi. La Polizia sta cercando di stabilire in quale zona fossero andati a lavorare e dove fossero diretti. E, soprattutto, si sta cercando di accertare se avessero regolare contratto di lavoro. E chi fosse la persona alla guida del furgone. Informazioni che potranno fornire i quattro feriti: sono anche loro migranti e sono stati ricoverati agli Ospedali Riuniti di Foggia. Le loro condizioni sono gravi ma stabili e non corrono pericolo di vita.