Tre giorni in Toscana riconducono a quanto di meglio il solito Dj qualunque potrebbe immaginare di fare: musica, poesia, bellezza; un viaggio la cui prima tappa ha visto  risplendere Lucca. A “chiamare” è stato Nick Cave con i suoi Bad Seeds. Il concerto è stato inserito all’interno della 21° edizione del Lucca Summer Festival.

Che dire? Nick negli anni ha mantenuto la propria verve, lo ha fatto senza mai trascendere lo status di eroe di culto che oggi più che mai il pubblico gli riconosce. Il successo planetario non ha intaccato la cifra che lo definisce, sempre più persone accorrono a lui; osservandole attentamente, scorre sottile il sospetto che non tutti conoscano “il verbo” ma che siano piuttosto prede di un tam tam mediatico costante che da qualche tempo riecheggia attorno alla sua figura. Non è così importante, dinanzi “al Predicatore” siamo tutti uguali. Lui “fa e disfa”, ipnotizzando i fedeli e ammaliando la band; dispone di ognuno nella stessa modalità e sempre secondo la propria volontà. Il risultato? Più che un concerto si parla di un’esperienza che difficilmente sarà dimenticata.

È stato sufficiente osservare le persone uscire dalla piazza, per capire che quanto affermato possiede il crisma della veridicità. Come quel ragazzo con la cresta, che sbatteva le palpebre lungamente; era confuso, incapace di realizzare pienamente ciò che aveva visto e sentito, faticava a esprimere anche un solo concetto. Oppure quel “vecchio reduce” giunto al concerto direttamente dagli anni 80; nella sua vita l’avrà visto almeno dieci volte dal vivo, eppure è disposto a giurare all’amico di sempre che mai, come questa sera, il fuoco e l’acqua, oppure l’odio e l’amore lo hanno così inesorabilmente attraversato. Non è difficile nemmeno intravvedere alcuni fortunati saliti sul palco espressamente selezionati “dal profeta”; li riconosci, hanno lo sguardo spiritato e mirano al cielo chiedendosi che cosa è successo.

I Bad Seeds si sono formati circa nel 1983 in Australia dalle ceneri dei Birthday Party. La loro musica fonde garage rock, art rock, blues, ma si estende in direzioni diverse, spesso sfidando la semplice categorizzazione. E così è stato anche questo concerto; è sufficiente un minuto per essere scorticati dai ritmi brutali di From Her To Eternity e ne occorre un altro ancora per guarire sulle note meravigliose di Into My Arms. Attimi che paiono eterni, come i gelidi fendenti di un trittico che è tutto un programma: Do you love me?, Lovermen,  Red right hand. 

Ciò che unisce le canzoni di Cave sono i testi, attraversati da presagi e allusioni bibliche intense, almeno quanto la sua voce. Difficile immaginare una rockstar più convincente e lasciate perdere i soliti “soloni” i quali ripetono che andava visto negli anni 80. Adesso è il momento! Cercatelo in tour.

Ma non si vive di sola musica e la mia “tre giorni” prevede anche lo spostamento verso le colline intorno al capoluogo toscano. Conoscete la Cantina Antinori? Nasce nel Comune di San Casciano in Val di Pesa. Dal cuore rinascimentale di Firenze, dista una mezz’ora d’auto; una volta arrivati a Bargino, nel Chianti Classico, vi si presenterà, in tutta la sua bellezza, il quartier generale Marchesi Antinori.

Non stiamo parlando di una cantina qualunque, piuttosto di un’opera di architettura straordinaria realizzata in sette anni di lavoro dallo studio Archea Associati, con l’ingegnerizzazione di Hydea. La struttura si cela tra gli ulivi e i vigneti. Scorgerla, una volta giunti a destinazione, emoziona; immaginatela come fosse un’incisione sottile e profonda ricavata nella collina. Osservandola attentamente, potreste ricondurre la vostra immaginazione ai Tagli di Lucio Fontana. Avete presente? Come nelle opere del grande artista italo-argentino, anche qui, sulle colline che corrono parallele alla superstrada verso Siena, si apre una dimensione nuova; dentro la terra, come fosse un antro segreto, regna “il vino”. È lui l’indiscusso protagonista di un progetto produttivo senza precedenti, annoverabile certamente tra le eccellenze italiane.

Il percorso all’interno della costruzione si snoda entro un tragitto sinuoso, riconducibile a un vero e proprio labirinto di volte e morbidi volumi cromaticamente rassicuranti; le mattonelle in cotto, infatti, scorrono “sopra e sotto” per tutta la struttura, richiamando le maestrie toscane – chiaramente – “a filiera corta”. Gli spazi interrati, rivelano l’ingresso della luce mediante alcuni tagli nel terreno (giusto per tornare a Fontana), in grado di svelare gli interni dell’edificio, dove sono tenuti i barriques e i luoghi destinati alla produzione e l’imbottigliamento. Il museo, l’auditorium, il ristorante e il punto vendita, impreziosiscono il luogo.

Vogliamo parlare dei materiali utilizzati per la realizzazione del tutto? Sono ovviamente naturali; oltre al cotto, è fatto largo uso di legno, corten e vetro. Se ancora non l’avete capito la costruzione, è incentrata sul legame profondo e radicato con la terra, con particolare attenzione all’impatto ambientale nonchè all’alto risparmio energetico. La cantina, infatti, si affaccia sulla campagna solo tramite “il taglio” di cui si parlava sopra; una terrazza circondata – come detto – da vigne.

E a proposito di vigneti, Come è bello il Vino cantava Piero Ciampi. La poesia scaturita da quei versi pare connettersi al posto inesorabilmente; alture ricche prevalentemente di Sangiovese ma trovano spazio all’Antinori, e più in generale in zona, anche Canaiolo, Ciliegiolo, Colorino, Malvasia nera, Mammolo ed una piccola parte di Cabernet Sauvignon e Franc. Per questioni di spazio non posso andare oltre ma la tre giorni ha regalato ottime sensazioni ed emozioni difficilmente inscrivibili in poche righe. Spero possiate comunque trarre ispirazione e regalarvi qualche giorno in questa terra straordinaria. Buone vacanze a tutti!

Vi lascio con una selezione di brani ispirati al vino; una playlist finale da ascoltare “sotto l’ombrellone”. Immaginatele come tracce ideali per definire la poesia scaturita da un disco in vinile: quattro sul lato A e cinque sul lato B.

9 canzoni 9 per celebrare il vino