Comincia oggi la collaborazione tra ilfattoquotidiano.it e il quotidiano online Africa ExPress. In realtà il rapporto di cooperazione è cominciato in sordina alcuni mesi fa ma oggi prende corpo ufficialmente questo comune spazio virtuale. Africa ExPress tratta, da più di un lustro, i problemi del continente nel quale lavoro come giornalista ormai da oltre venticinque anni, prima come inviato del Corriere della Sera, e poi come direttore di Africa ExPress. La fotografia qui sotto è stata scattata a Monrovia, capitale della Liberia, durante la sanguinosa guerra del 2003, dal collega giapponese Nakano Tomoaki, un amico e collega, con il quale ho condiviso viaggi e avventure giornalistiche in tantissimi Paesi africani.

Dietro quell’auto del Corriere della Sera (la testata per la quale lavoravo fino a pochi anni fa) un gruppo di giornalisti, venuti da tutto il mondo, riuscì a passare il ponte che divideva il fronte della guerra: da un lato le truppe governative, dall’altro quelle in mano ai feroci miliziani ribelli. Fu l’unico momento di tregua, imposta dai giornalisti, che permise ai reporter di andare a parlare con i guerriglieri. L’Africa, con i suoi spazi immensi, le luci e i colori teneri ma sfavillanti, le sue contraddizioni esasperate, i suoi odori forti, i contrasti tra la povertà della vita e la ricchezza interiore della gente (ma anche quella, ahimè, opulenta delle élite dominanti) è perfetta per ospitare dialoghi, polemiche, confronti e discussioni.

In questo spazio accoglieremo opinioni e, soprattutto, notizie. L’Africa è un continente un po’ dimenticato dai media “tradizionali”, di carta, per intenderci, se si escludono ovviamente le tematiche correlate ai problemi dei flussi migratori. Questa è forse la più grande rivoluzione di internet: dare e fare circolare le notizie, permettere a chi lo desidera di trovare e mediare le informazioni perché possa farsi un’opinione. Stando però molto attenti a non fiancheggiare o diffondere e avallare fake news. Abbiamo scelto il nome di Africa ExPress per auspicare, con un gioco di parole, un’accelerazione del continente (come un treno) verso traguardi migliori, da raggiungere anche con l’aiuto della stampa, press in inglese. Ma uno spazio come questo può funzionare solo se ha l’apporto anche dei suoi visitatori.

Per anni per ogni articolo pubblicato abbiamo ricevuto lettere cartacee (tanto tempo fa…) e poi email (con l’avvento di internet) dai lettori: commenti, apprezzamenti, rimproveri e qualche volta anche insulti. Ci aspettiamo che ora continuiate a scriverci e riversiate in questo spazio le informazioni in vostro possesso. In Africa poi vivono tantissimi italiani. A loro chiediamo sostegno e collaborazione. E di raccontare la verità, pacatamente ma con determinazione, e soprattutto senza paura di intimidazioni. La difesa dei diritti umani è prioritaria ma purtroppo in Africa la loro violazione da parte dei governi, spesso dittature mascherate da democrazie, ma anche da parte di gruppi ribelli che si presentano come fautori della libertà – è quotidiana. Dobbiamo andare oltre la paura, e l’omertà, certi che solo l’informazione e la diffusione di notizie vere e di prima mano porteranno a un nuovo Illuminismo.

Sfruttamento smodato delle risorse naturali, traffico d’armi, migrazioni, l’invasione cinese con tutti i problemi correlati, carestie, guerre spesso nemmeno conosciute in Occidente, corruzione sfrenata. Questi alcuni dei problemi che affliggono l’Africa. Questi saranno i problemi che affronteremo, i contenuti che vi offriremo, con le nostre analisi, e azzarderemo anche le nostre ipotesi di soluzione. Ci sono persone che ci sono state molto vicine in questi anni di avventure africane e ci sono ancora vicine. Colleghe e colleghi, italiani e stranieri, e stringer (informatori, ndr) locali, ma non solo. Ora sono arrivati giovani con tanta voglia di indagare, informarsi, di divulgare informazioni. Ben vengano. Ai giovani non si può solo insegnare, da loro bisogna anche imparare. A tutti chiederemo che ci aiutino, anche con i loro commenti e le loro opinioni.

La spinta ispiratrice di questo spazio si racchiude in questa frase illuminante di Nelson Mandela, uno degli uomini più grandi del secolo scorso: “L’istruzione – scriveva l’illustre padre della patria sudafricano – è il grande motore dello sviluppo personale. È grazie all’istruzione che la figlia di un contadino può diventare medico, il figlio di un minatore il capo miniera o un bambino nato in una famiglia povera il presidente di una grande nazione”. Quando ha pronunciato queste parole Mandela non sapeva che Barak Obama, il cui padre veniva dal Kenya, sarebbe diventato il leader degli Stati Uniti d’America. Cercheremo di mantenere tutto nella nostra lingua, ma non ce ne vorrete se dovremo talvolta usare il francese o l’inglese.

di Massimo A. Alberizzi
direttore di www.africa-express.info

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