La galassia di chi ha votato in questi anni il M5s è sempre stata molto variegata, ma certamente al suo interno una componente forte anche se minoritaria è stata rappresentata da coloro che amano ambiente e territorio. Chiamiamoli ambientalisti, ecologisti o anche animalisti, comunque il concetto non cambia: loro votavano nella speranza del cambiamento. Adesso che il Movimento è passato dalle parole ai fatti gran parte di quel patrimonio di voti rischia di andare disperso. Perché il Movimento sembra stia cambiando pelle.

Andiamo con ordine e partiamo dalla giunta Raggi di Roma. Ha detto no alle Olimpiadi del 2024 a Roma. Vero, ma ha detto invece sì al devastante progetto del nuovo stadio della Roma. Come ricorda Paolo Berdini, che conosco personalmente e stimo: “In quel caso (Virginia Raggi) ha parlato di trionfo del mattone, mentre tre mesi dopo avrebbe detto di sì a una delle più vergognose speculazioni immobiliari della storia moderna di Roma, quella dello stadio. Si dice no a un progetto pubblico e sì a uno privato. È il nuovo che avanza”.

Veniamo alla giunta Appendino di Torino. A differenza di Roma, qui si è favorevoli (ma i malumori/dissapori interni alla giunta si fanno sentire) alle Olimpiadi invernali del 2026. La giustificazione è che le opere ci sarebbero già. A parte il fatto che il Movimento si è sempre detto contrario alle grandi opere e alle grandi manifestazioni, che nel caso di Torino hanno creato il debito pubblico da cui la città stenta a risollevarsi, ma poi davvero la giunta crede che le opere ci siano già? In realtà dovrebbe sapere che quelle opere (trampolini e pista di bob in primis) stanno marcendo nell’incuria data dal non essere utilizzate e poi dovrebbe sapere che i nuovi villaggi media e atleti li dovranno pur realizzare. E dovrebbe altresì ricordare che il Movimento è nato come antisistema e le olimpiadi sono proprio il simbolo tangibile di quel sistema.

E veniamo al governo giallo-verde. In questi giorni a Radio 1 il ministro Danilo Toninelli ha affermato: il Tav è un’opera “che abbiamo ereditato; quando è nata, se ci fosse stato il M5s al governo, non sarebbe mai stata concepita in questa maniera, così impattante, così costosa”. Per chi non conoscesse la storia, ve la racconto io che c’ero, non come Toninelli che in valle non l’abbiamo mai visto.

Il Movimento è stato fin dall’inizio l’unico partito che compattamente e coerentemente ha sempre detto un no grosso così all’opera senza se e senza ma. Per questo in Val di Susa faceva incetta di voti. Si informi, il ministro: il Movimento non voleva realizzarla in modo diverso, semplicemente non voleva fosse realizzata perché era inutile e devastante. Ma forse le parole del ministro sono dette per aprire la strada solo ad una revisione dell’opera. La dichiarazione improvvida (?) del ministro ha già scatenato la reazione di un altro Movimento, quello No Tav: “Toninelli, te lo diciamo noi: il Tav non può essere migliorato, ma solo fermato”.

Ma, aggiungo io: perché comunque mettere in discussione il Tav e non anche la Pedementana Veneta? Perché questa è fortemente voluta dai compagni di governo della Lega?

Concludo ricordando quanto dicevo all’inizio, la galassia del Movimento è sempre stata variegata. Parafrasando Giorgio Gaber: “qualcuno era grillino perché antisistema”, “qualcuno era grillino perché rideva e piangeva a vedere Beppe Grillo”, “qualcuno era grillino perché non voleva più mangiatoie”, “qualcuno era grillino perché non voleva più politici di professione”, “qualcuno era grillino perché non voleva il Tav”. Sempre parafrasando l’immenso cantautore “qualcuno era grillino perché aveva il senso di appartenenza a una razza, che voleva spiccare il volo, per cambiare veramente la vita.” Sappiamo come finisce la canzone.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Rom, incontro Salvini-Raggi: “Avanti su Camping River”. Il ministro: “Razzismo? Sacche di resistenza parassitaria”

prev
Articolo Successivo

Crimea, Moavero corregge Salvini: “Italia non riconosce l’annessione da parte della Russia”

next