Enzo Moavero Milanesi prende con chiarezza le distanze da Matteo Salvini e chiarisce la posizione del governo italiano sull’annessione della Crimea da parte della Russia. “Il governo ritiene che vadano sempre rispettate le regole del diritto internazionale in particolare l’integrità territoriale” e “l’Italia non ha riconosciuto le autorità regionali designate nel marzo 2014″, ha detto il ministro degli Esteri rispondendo durante il question time alla Camera a una domanda di Laura Boldrini sulla posizione del ministro dell’Interno, che una recente intervista al Washington Post ha difeso la legittimità del discusso referendum sull’annessione della penisola da parte di Mosca.

“Il governo italiano ha una posizione coerente con quella espressa a livello collettivo dall’Unione Europea“, ha aggiunto il ministro. Con riferimento alla Crimea, l’Italia ha aderito alle sanzioni cosiddette personali, contro gli individui che hanno attività finanziarie nella penisola, “in coerenza con quanto concordato con partner internazionali, Ue e G7”, ha precisato Moavero.

Nell’intervista rilasciata al quotidiano statunitense e pubblicata il 20 luglio, Salvini aveva detto: “Ci sono alcune zone storicamente russe, con la cultura e le tradizioni russe che appartengono legittimamente alla Federazione Russa”. “C’è stato un referendum e il 90% della popolazione ha votato per il ritorno della Crimea nella Federazione Russa”, sottolineava poi il ministro. E alla giornalista Lally Weymouth che gli faceva notare che si è trattato di un “finto referendum”, ha risposto: “è un punto di vista”. “Che tipo referendum è stato se c’erano i soldati russi?”, insisteva l’intervistatrice. “Paragonalo alla falsa rivoluzione in Ucraina, che era una pseudo-rivoluzione finanziata da potenze straniere”. E il Quotidiano statunitense aveva deciso di inserire una nota all’interno dell’intervista: “Fact-checkers indipendenti non hanno trovato riscontri a questa affermazioni, sebbene si sia diffusa ampiamente dopo che fonti russe l’hanno pubblicata”.

Le parole del capo del Viminale avevano provocato l’ira del governo ucraino e il 22 luglio l’ambasciatore italiano a Kiev, Davide La Cecilia, era stato convocato al ministero degli Esteri ucraino che gli notificava una protesta per le affermazioni di Salvini: “Condanniamo la posizione del politico italiano – si legge in una nota del ministero – come non basata su fatti reali e in contraddizione con i principi riconosciuti e le norme della legge internazionale. Per protestare e ricevere chiarimenti da parte italiana, il ministero degli Esteri ha invitato l’ambasciatore italiano”.

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