Chissà se la sua imminente vacanza a Sirmione, sulle acque tranquille del lago di Garda, riuscirà ad allontanare dalle notti di Theresa May gli incubi pieni di Brexit e di Irish Border, di soft e di hard, di Boris e di Barnier, di Donald, di Dup e di Tories rabbiosi che devono angosciarla da mesi. Glielo auguriamo perché la sua posizione in questo momento non ha nulla di invidiabile.

Volendo riassumere in modo assai grossolano l’impegno che le viene richiesto, si tratta di confezionare dichiarazioni, annunci, discorsi e libri bianchi il cui scopo è quello di arrivare alla situazione ideale detta della botte piena e della moglie ubriaca attraverso l’attività conosciuta come un colpo al cerchio e uno alla botte.

Come ha detto il Primo Ministro irlandese (riprendendo una celebre frase di Winston Churchill), Leo Varadkar, l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea va assomigliando sempre più a ‘un indovinello avvolto in un enigma’ e non pare che il libro bianco pubblicato giovedì scorso con le proposte all’Unione concordate dal governo inglese si discosti molto dai documenti precedenti.

La differenza sta nei tempi: alla fine di marzo scadono i due anni previsti dall’articolo 50 per arrivare a un accordo per il recesso e, a quel punto, un qualche accordo di massima va raggiunto perché, altrimenti, il Regno Unito si troverebbe automaticamente fuori dall’Unione senza nessun accordo. C’è anche chi si irrigidisce e auspica che ciò accada, ma nessuno che abbia la testa sulle spalle può augurarselo.

Da una parte l’Unione continua a ripetere che uscire significa rinunciare contemporaneamente alla libera circolazione di merci, servizi, capitali e persone senza la possibilità di scegliere tra gli uni e gli altri. Dall’altra gli inglesi proclamano di voler uscire dal mercato unico e dall’unione doganale, di non volere più accettare la giurisdizione della Corte di Giustizia Europea, di voler mettere ostacoli alla libera circolazione delle persone, salvo poi proporre future aree di libero scambio così congegnate da assomigliare un po’ troppo al mercato unico che dicono  di voler lasciare.

Dopo mesi di rappresentazioni teatrali per Brexiters sfegatati e di spettacoli a uso domestico per tener buoni i Boris e i loro seguaci, la signora May in questi giorni si è trovata costretta ad affrontare la cruda realtà e a darsi la zappa sui piedi come Primo Ministro per risultare sufficientemente seria e affidabile come negoziatrice in Europa. Infatti due ministri e un certo numero di sottosegretari hanno dato le dimissioni contestualmente alla pubblicazione dell’ennesimo libro bianco, abbandonandola al suo destino, anche se è assai dubbio che avrebbero potuto fare di meglio. La realtà, loro, non l’hanno dovuta affrontare e dunque hanno preferito continuare per la loro strada comodamente lastricata di slogan a effetto.

La dura realtà, quella che non si può aggirare con uno spot elettorale, si è manifestata sotto forma del confine tra Repubblica d’Irlanda e Irlanda del Nord, un confine che è anche il confine tra Regno Unito e Repubblica d’Irlanda visto che l’Irlanda del Nord è parte del Regno Unito.

Dopo gli Accordi del Venerdì Santo del 1998, che sancirono la fine di trent’anni di violenze tra cattolici repubblicani e protestanti monarchici, quel confine è ormai diventato quasi invisibile: ci sono case a cavallo tra le due Irlande – la porta principale su un’Irlanda e la porta di servizio sull’altra – i greggi di pecore brucano l’erba di due Irlande nello stesso giorno e la Common Travel Area (Cta), la zona di libera circolazione, permette agli irlandesi di muoversi liberamente tra i due Paesi senza controlli sulle merci o sull’identità delle persone.

Una volta usciti dall’Unione il Regno Unito e l’Irlanda del Nord, questo stesso confine diventerebbe il confine dell’Unione Europea, ma che senso avrebbe parlare di uscita dal mercato unico in presenza di un confine così ‘poroso’? Nessuno, ed è questo il principale problema che si pone di fronte a Theresa May e a Michel Barnier, il capo negoziatore dell’Unione. Gli Accordi del Venerdì Santo garantiscono infatti che quel confine resterà invisibile com’è ora anche in futuro e sia May che Barnier hanno ribadito questo impegno agli irlandesi, cui è stata garantita una clausola di salvaguardia (un backstop) che impegna tutti a mantenere un confine senza controlli e senza barriere fisiche in qualsiasi modo si concludano gli accordi per la Brexit.

Il problema è ancora aperto dopo alcune proposte che le due parti hanno avanzato e reciprocamente respinto. Dei negoziatori dell’Unione l’idea di spostare il confine dalla terraferma al mare d’Irlanda, conferendo all’Irlanda del Nord lo status comunitario che la vedrebbe allineata all’Unione più che al Regno Unito. Possibilità respinta da Theresa May che perderebbe il necessario sostegno dei dieci deputati unionisti nord-irlandesi del Dup (il Partito Unionista Democratico), contrari a qualsiasi decisione che segni una differenza di trattamento tra Irlanda del Nord e Regno Unito. Controproposta quindi dei britannici – estendere la possibilità di restare nell’unione doganale europea a tutto il Regno Unito anche oltre il dicembre 2020, data della fine del periodo di transizione per la Brexit – e relativo sconcerto del capo negoziatore Barnier: “Non possiamo estendere il backstop a tutto il Regno Unito. Quella di includere l’Irlanda del Nord nella nostra unione doganale è un’offerta eccezionale e ho sempre detto, che la proposta era specifica, per far fronte alla questione delle frontiere irlandesi. Non accettiamo il mercato unico alla carta, le quattro libertà [di movimento dei capitali, merci, servizi e persone] non sono dissociabili” e poi: “In tutte le sue richieste, la Gran Bretagna domanda status quo e continuità, e questo è paradossale, dal momento che il Paese ha chiesto di uscire dal blocco”.

Il nuovo libro bianco non offre grandi novità e, a proposito della necessità di concordare una clausola di salvaguardia per il confine irlandese, inserendola nell’accordo di recesso entro la fine di marzo 2019,  si limita a dire che la futura partnership economica tra Unione Europea e Regno Unito sarà basata sul libero scambio e sarà così stretta e profonda che non sarà mai necessario farvi ricorso.

Meno tranquillo sembra Michel Barnier: “Sono molto preoccupato per la situazione: non si tratta solo di merci e controlli, ma delle persone e della pace. Dobbiamo essere molto prudenti. Abbiamo proposto un backstop. Possiamo emendarlo, metterlo in discussione e migliorarlo, ma ne abbiamo bisogno per essere sicuri che non vi sia un confine”.