Il governo di Theresa May traballa e perde pezzi dopo che la premier inglese ha scelto la linea soft nella trattativa con la Ue sull’uscita della Gran Bretagna. Lunedì si sono dimessi nel giro di alcune ore prima il ministro delegato alla Brexit, l’euroscettico David Davis, poi il ministro degli esteri Boris Johnson, che due anni fa è stato uno dei volti della campagna per la vittoria del “Leave” al referendum. “Il sogno della Brexit sta morendo, soffocato da dubbi inutili”, scrive Johnson nella lettera di dimissioni inviata alla premier. Un testo che ha i toni della chiamata alle armi del fronte Tory euroscettico contro Theresa May. Il ministro uscente denuncia la svolta negoziale più soft imposta dalla premier e attacca: così ci avviamo ad assumere “lo status di una colonia dell’Ue“. Di fatto l’annuncio della battaglia per sfidare la linea dell’attuale primo ministro in seno al partito. Intanto May ha scelto un po’ a sorpresa Jeremy Hunt, finora ministro della Sanità, per sostituire Johnson. Non a caso una figura moderata sul dossier europeo, oltre che leale verso la premier, mentre Johnson è da sempre uno dei capofila degli euroscettici.

I due passi indietro avevano del resto già reso esplicita la spaccatura nell’esecutivo e avvicinano, scrive The Guardian, la possibilità di un voto di sfiducia a Westminster nei confronti della May. “Non siamo d’accordo sul modo migliore di portare a termine il nostro impegno comune per rispettare il risultato del referendum del 2016”, ha ammesso la stessa premier. Secondo il leader dell’opposizione laburista, Jeremy Corbyn, il governo è sprofondato “nel caos“, è “incapace di raggiungere un accordo” con l’Ue e deve “cedere il passo a chi è capace”. Corbyn evoca chiaramente un cambio della guardia a favore del Labour e ridicolizza la nuova piattaforma sulla Brexit di May, sostenendo che non fa chiarezza su nessuno dei punti chiave, non garantisce un confine aperto in Irlanda e lascia il Paese “prigioniero della guerra civile Tory”.

Ue: “Politici vanno e vengono, problemi restano” – Il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, ha commentato ironicamente dicendo che le dimissioni “dimostrano chiaramente che c’era grande unità di vedute nel governo britannico”. Il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, ha aggiunto che “i politici vanno e vengono, ma i problemi che hanno creato per le persone restano. Il caos causato dalla Brexit è il problema più grande nella storia delle relazioni tra l’Unione europea e il Regno Unito, ed è ancora molto lontano dall’essere risolto, con o senza il signor Davis”.

Dimissioni di Davis dopo la presentazione del piano per l’area di libero scambio – Le dimissioni di Davis, 69 anni, sono arrivate nella notte (immediatamente seguite da quelle del sottosegretario Steve Baker), ma erano attese da venerdì quando, in Consiglio dei ministri, May aveva imposto la sua linea più conciliante sulla Brexit. In base al cosiddetto “piano di Chequers” dovranno esserci regole comuni su diversi beni, inclusi alimenti e prodotti agricoli. I dettagli avrebbero dovuto essere svelati un libro bianco giovedì prossimo, il 12, mentre i negoziati a Bruxelles avrebbero dovuto prender il via attorno al 16. Davis, conservatore, ci ha pensato poco più di 48 ore prima di annunciare la sua posizione ufficiale: “La direzione generale della politica del governo, nella migliore delle ipotesi, lascerà la Gran Bretagna in una posizione debole nei negoziati con l’Unione Europea, e forse senza via di uscita”. Di qui l’addio.

L’annuncio dell’ex sindaco di Londra Johnson è arrivato invece a pochi minuti da un intervento di fronte alla Camera dei Comuni della stessa premier sulla Brexit, ora destinato a trasformarsi in una sfida nell’arena. E’ stato poi confermato da Downing Street, che ha annunciato l’imminente nomina di un nuovo titolare del Foreign Office, sottolineando come May abbia “ringraziato Boris” per il lavoro svolto lasciando tuttavia intendere l’intenzione di provare ad andare ancora avanti nonostante i venti di crisi sempre più evidenti. In privato Johnson aveva criticato il piano di May per mantenere forti legami economici con l’Ue anche dopo la Brexit. Da quando il governo ha approvato il piano venerdì, tuttavia, si era astenuto da commenti pubblici. Oggi avrebbe dovuto co-presentare un summit sui Balcani occidentali a Londra, ma non si è presentato. Al posto di Davis la premier ha nominato Dominic Raab, 44 anni, finora viceministro della Giustizia e in passato elemento di punta nel fronte pro-Leave durante la campagna referendaria del 2016.

Le critiche: “Il controllo del Parlamento sarà del tutto illusorio” – La May si sta battendo per tenere unito il partito conservatore su un progetto di Brexit che mantenga forti legami economici con l’Ue anche dopo aver lasciato il blocco, ma trovando nel suo partito resistenze sempre più esplicite. L’accordo di venerdì, arrivato dopo la maratona di colloqui nel ritiro della prima ministra, “renderebbe il presunto controllo del Parlamento sulla Brexit del tutto illusorio“, ha detto il ministro dimissionario. Davis era particolarmente critico nei confronti della proposta di mantenere un “regolamento comune” per consentire il libero scambio di merci, affermando che “in questo modo il controllo su ampie fasce della nostra economia resterebbe nelle mani della Ue. Non sono persuaso che il nostro approccio negoziale non finirà per portare ad ulteriori richieste di concessioni”, ha detto, concludendo che il suo incarico di negoziatore della Brexit richiedeva “un fedele sostenitore del tuo approccio e non un semplice coscritto riluttante“. In una lettera, Theresa May ha risposto che il suo piano sulla Brexit è in linea con l’impegno di lasciare in piedi il mercato unico europeo e l’unione doganale.”Non sono d’accordo con la tua caratterizzazione della politica che abbiamo concordato”, ha detto la premier. Poi i ringraziamenti a Davis: “Desidero ringraziarti calorosamente per tutto ciò che hai fatto negli ultimi due anni come Segretario di Stato per dare forma alla nostra uscita dall’Ue”.

Venerdì, poco prima della riunione del governo britannico, era arrivata anche un’apertura da Bruxelles dopo settimane di pressing per chiudere la trattativa: il capo negoziatore negoziatore Ue per la Brexit, il francese Michel Barnier, aveva dichiarato di essere “pronto ad adattare la nostra offerta se la Gran Bretagna dovesse cambiare le sue ‘linee rosse”, perché “l’obiettivo è sempre stato un accordo con, e non contro” Londra. Barnier aveva anche invitato a “sdrammatizzare” il nodo della frontiera irlandese, “in fondo si tratta di controlli tecnici sulle merci, niente di più, niente di meno”.

L’addio dei simboli di Brexit – Davis era stato nominato due anni fa per dirigere il nuovo Dipartimento per l’uscita dall’Unione europea dopo che il 51,9% degli elettori inglesi aveva votato Leave (‘lasciare’) al referendum del 23 giugno 2016. Davis divenne così il volto pubblico della Brexit, guidando la delegazione britannica in trattative con Bruxelles, anche se il suo ruolo era stato sempre più oscurato negli ultimi mesi. Secondo quanto riferito, il 69enne aveva minacciato di smettere più volte percependo la mancanza di fermezza nella posizione negoziale della Gran Bretagna, ma era rimasto strettamente fedele al primo mandato. May dovrebbe rivolgersi al parlamento per spiegare il suo piano per l’adozione da parte della Gran Bretagna delle regole dell’Ue sulle merci dopo la Brexit. Da una parte, deve fronteggiare la rabbia dei parlamentari del suo stesso partito che vogliono una taglio più netto; dall’altra, la pressione delle imprese che anche così potranno subire danni economici. In quella sede dovrebbe annunciare anche il sostituto di Davis.

May a favore di un’area di libero scambio con l’Ue – Il piano di Theresa May prevede la creazione di un’area di libero scambio con l’Ue per le merci, per proteggere il commercio in settori come quello manifatturiero, pur mantenendo la flessibilità per il settore di servizi della Gran Bretagna. Non è chiaro se Bruxelles accetterà questa posizione, dopo aver ripetutamente avvertito la Gran Bretagna che non può scegliere di difendere la parte che le serve del mercato unico e buttare via il resto. Intanto il Labour di Jeremy Corbyn guadagna terreno. Subito dopo l’accordo sulla soft brexit l’autorevole istituto Survation aveva segnalato che in caso di elezioni i Laburisti otterrebbero il 40% (2 punti in più rispetto al dato precedente) mentre i Tories sono dati in calo al 38 (tre punti in meno), con gli eurofili LibDem al 10%.