La Nazionale di calcio femminile si è qualificata ai mondiali di Francia 2019, riuscendo in un’impresa che quella maschile ha clamorosamente fallito. Dall’agosto del 2017 la selezione italiana è stata affidata dalla FIGC al CT Milena Bertolini, emiliana di Reggio ed ex giocatrice; l’Italia non partecipava alla fase finale di questa competizione da 20 anni, ossia da USA ’99. Nella cultura primitiva del bar sport il calcio femminile è una roba per “quattro lesbiche che pretendono di giocare a calcio”. Avete letto bene: l’ingiuria fu verbalizzata in una seduta del consiglio del Dipartimento di calcio femminile nel 2015 e attribuita al suo presidente Felice Belloli, che negò poi di averla mai pronunciata. Ma i pregiudizi sono duri a morire e il calcio femminile fatica ad affermarsi proprio a causa del muro “maschile e maschilista” (cit. Antonio Padellaro) difficile da scavalcare. Si osa violare il tabù dei tabù del sesso forte: il calcio non è uno sport per signorine, rivendica il mondo podatorio maschile.

Secondo questo approccio sessista le donne che giocano a calcio devono essere per forza diverse, maschi mancati, quattro lesbiche con l’invidia del pene. E continuando con la psicoanalisi: il calcio è idealtipo dello sport penetrativo. Scopo dei giocatori è penetrare la squadra avversaria e infilare la palla in rete. Quindi le donne sarebbero impedite, e poi come si fa a giocare con le tette? Stiano sugli spalti in prima fila come veline o come WAGS (wife and girlfriends of sportmens). Con questa inaspettata impresa della qualificazione ai Mondiali, le cose cambieranno? Il fattoquotidiano.it ha intervistato il CT della nazionale femminile Milena Bertolini:

Come avete festeggiato la qualificazione al mondiale?
Abbiamo festeggiato sul campo, con molta felicità. Poi ognuna è tornata a casa, perché si era organizzata il viaggio di rientro, ma la felicità è stata tutta lì sul campo e poi nei giorni seguenti ci è rimasta dentro. Un’emozione indescrivibile.

18 gol fatti e 2 subìti, 7 vittorie su 7. I pronostici vi davano favoriti?
La favorita del girone era il Belgio. Erano 7 gironi, passava la prima direttamente al mondiale poi le migliori 4 seconde si giocavano l’altro posto a disposizione. Era un percorso ancora più difficile rispetto a quello maschile, perché se l’Italia maschile avesse vinto con la Svezia passava, invece nel caso del femminile se vincevi con la Svezia dovevi giocarne un’altra contro un’altra squadra. Essere riusciti a qualificarsi subito prime è stata una grande cosa. Lo dimostra anche il fatto che sono vent’anni che non andiamo ai mondiali.

Il nuovo Mister della nazionale maschile Mancini le ha fatto i complimenti? Lo conosce?
Sì, lo conosco, era venuto a Coverciano per la conferenza stampa di presentazione della partita a Firenze contro il Portogallo, quella che ci ha dato il pass per i mondiali. Lui è venuto a farci gli auguri. Ha portato bene.

Lei ha curato un libro intitolato “Giocare con le tette”, in cui si sostiene che la struttura binaria del cervello da bar sport si fonda sul binomio “calcio e gnocca”. Quanto sono ancora duri a morire i pregiudizi sul calcio e le donne?
Eh, sono belli radicati. Io lo dico sempre che il calcio femminile è il punto più basso del pregiudizio sessista. Quel libro spiega bene perché parla della storia del calcio femminile; ti spiega da dove arriva questo pensiero. Una mentalità collettiva, ma che sta cambiando, soprattutto nelle giovani generazioni; perché chi ha una certa età ormai fa fatica, purtroppo…

Ci fu l’episodio nel 2015 in Federazione in cui vi definirono “quattro lesbiche”.
La frase di Belloli. Sai come la chiamo? Il Belloli pensiero. È un po’ il pensiero medio degli italiani solo tre anni fa. Adesso qualcosa sta cambiando, come ti dicevo.

Per il raggiungimento della parità c’è una questione culturale ma anche un vuoto normativo. E’ vero che non siete più dilettanti ma non ancora professioniste? Cosa chiedete?
Siamo ancora dilettanti. La legge 91 sul professionismo prevede il professionismo solo per gli uomini e non per le donne. Ma non solo nel calcio, per tutti gli sport. In Italia non esiste lo sport femminile professionistico! Chi fa pallavolo, scherma, atletica non è professionista.

E’ una legge che discrimina in maniera incredibile. Ci si augura che questo nuovo governo ci metta mano.
Già nei governi passati avevano proposto dei disegni di legge per cambiare, che poi sono finiti nel nulla, chissà perché.

In questo senso l’ingresso della Juve nel campionato ha contribuito positivamente?
Sì, assolutamente. quest’anno sono entrati il Milan, la Roma, poi c’è il Sassuolo e ci sono altre squadre. L’ingresso della Juve porta tutta una serie di possibilità economiche diverse rispetto alle squadre dilettantistiche. Anche a livello mediatico ha dato un contributo sostanziale. Ha messo le ragazze nelle condizioni di poter fare calcio come se fossero delle professioniste, avendo staff, strutture, tutele sanitarie di alto livello. In chiave mediatica è stato fondamentale: hai un impatto diverso, non c’è dubbio. Finalmente si parla di calcio femminile e si comincia a parlarne sempre di più nei media e nei social. Quindi, più ne parli più si incide nella percezione che uno ha del calcio femminile.

Lei è una delle poche (due?) allenatrici donne abilitate ad allenare anche una nazionale maschile. Accetterebbe di allenare una squadra maschile?
Questa domanda me la fanno sempre. Adesso sono più che felice di allenare la nazionale femminile, ma io ho cominciato con il calcio maschile, ho fatto tutta la trafila delle giovanili. Ho fatto il preparatore atletico in precedenza. In questo momento sono molto felice di allenare il femminile. Credo che i tempi siano maturi perché qualche dirigente lungimirante pensi a donne allenatrici. Negli altri paesi ci sono, eh. Anche in sport come il football americano.

Come si gestisce uno spogliatoio femminile rispetto ad uno maschile?
E’ chiaro che la donna è più complessa. Ha maggiore sensibilità e ha il pensiero più complesso e circolare. Guarda molto alle sfumature e ai dettagli: ci vuole un’attenzione particolare e una sensibilità particolare. Però d’altro canto è molto bello allenare le ragazze sul campo: ti seguono con grande entusiasmo e con grande voglia, in modo quasi cieco, direi. Forse questa stessa dedizione e passione non la riscontri nei ragazzi.

Cosa si aspetta dal Mondiale di Francia 2019?
Dipende dal sorteggio che avremo l’8 dicembre a Parigi. Mancando da 20 anni dal mondiale, potremmo essere in terza o quarta fascia. Questo vuol dire che nei sorteggi potremmo capitare nel girone con le migliori: se di ogni girone passano le prime due… Come al solito molto dipende dalla fortuna nei sorteggi. Però vogliamo provare a fare bene, quindi diciamo anche ai maschi: seguiteci, guardateci in TV, non ve ne pentirete.