I festeggiamenti per Gioachino Rossini (1792-1868) rischiano di mettere in ombra, soprattutto da noi, un altro anniversario: i 100 anni dalla morte di Claude Debussy (1862-1918). Per tale motivo segnalo ai lettori una bella impresa discografica: la ristampa dell’integrale pianistica del compositore francese, registrata molto tempo addietro da un interprete insigne, Jörg Demus. Esaurita, è stata magnificamente rimasterizzata (Mv 120, Musica viva/Egea music 2018). I cinque cd danno un’immagine completa dei capolavori per pianoforte scritti nell’arco temporale 1903-1915. Vi si ascoltano le due magnifiche serie di Images (Immagini), con quei brani strabilianti e ‘impressionistici’ che sono Reflets dans l’eau (Riflessi nell’acqua), Cloches à travers les feuilles (Campane tra le foglie), Et la lune descend sur le temple qui fut (E la luna cala sul tempio che fu). Nel primo la luce si confonde con le increspature dell’acqua; nel secondo, percepiamo il rintocco prossimo o smorzato delle campane attraverso lo stormire del fogliame; nel terzo la visione è assorta in un sentimento del tempo tanto intimo quanto storico, sospeso com’è tra passato e presente.

C’è poi la Suite bergamasque, composta nel 1890 e rielaborata nel 1905. Il titolo si rifà a un componimento poetico di Paul Verlaine, Claire de lune (Chiaro di luna), che apre la raccolta delle Fêtes galantes, titolo che a sua volta evoca il mondo giocoso di Antoine Watteau e Jean-Honoré Fragonard. Vi si dice che l’anima è un paesaggio fiabesco animato da maschere e bergamaschi che ballano al suono del liuto. Verlaine gioca sulle parole masques e bergamasques, con un trasparente rimando alla commedia dell’arte, ad Arlecchino e Brighella, scesi dalle montagne di Bergamo. A sua volta il termine “suite” ricorda una forma musicale del passato, serie di danze stilizzate. E infatti, dopo uno scorrevole Preludio, il Menuet e il Passepied accennano a un mondo ormai tramontato: il distacco dal romanticismo passa in Debussy anche attraverso l’appello a modelli antichi. Ma ecco, al centro, il terzo pezzo – appunto Clair de lune – dispiega un’atmosfera sospesa, moderna, diversa da quanto s’è sentito fin lì. Difficile davvero etichettare Debussy!

Nei cinque cd figurano anche Children’s corner (L’angolo dei bimbi), dedicato alla figlioletta Emma-Claude – la piccola Chouchou (1908) -, i due libri dei vertiginosi Préludes e i due degli Études (Studi). Nonché le tre meravigliose Estampes (Stampe), del 1903: Pagodes rievoca un paesaggio orientale, pervaso dal tintinnio del gamelan, lo strumentario giavanese ascoltato dal compositore nel 1889 all’Esposizione universale di Parigi; La soirée dans Grenade (La sera a Granada) è tutta un sommesso brusio, un silenzioso sortilegio appena trapuntato da suoni improvvisi; Jardins sous la pluie (Giardini sotto la pioggia), virtuosistico, è intriso di riferimenti a Fryderyk Chopin. L’interpretazione del pianista austriaco è incantevole. Il suono terso, cristallino, il fraseggio elegante affascinano: li si apprezza ancora oggi con ammirazione e non senza un pizzico di commozione.

Un altro bel cd di musica per pianoforte, sia pure non recentissimo, è quello che a Bruno Bettinelli (1913-2004) ha dedicato Massimo Anfossi, musicista ligure di gran nome (Piano works; Cdl 040, Ducale). Compositore raffinato e severo, cresciuto come tutti gli italiani della sua generazione a pane e Debussy, Bettinelli è stato anche un formidabile didatta, docente nel Conservatorio di Milano. Basti dire che ha avuto allievi come Claudio e Roberto Abbado, Maurizio Pollini, Riccardo Muti, Azio Corghi, Armando Gentilucci.

L’ascoltatore trova nel cd la Sonatina del 1939. In tre movimenti, essa passa da un Allegretto con semplicità, nitido e asciutto, alla Nenia quasi immota del secondo tempo, fino alla vivacissima, scattante Burletta. Molto profilata la resa timbrica e strutturale di Anfossi nei Tre ricercari e toccata (1947), che fin dal titolo evocano antiche forme musicali destinate a perlustrare le risorse espressive della tastiera; un’esplorazione che, tre secoli dopo, Bettinelli mirabilmente ripete. Toccatistico (cioè improvvisativo) è anche Preambolo, primo movimento della Fantasia del 1955; il secondo tempo, Ritmico, è un inchino a Igor Stravinskij; il terzo, Notturno, è morbidissimo e trasognato. Dopo un Intermezzo, la composizione culmina in un Fugato che testimonia l’attaccamento del maestro alla costruzione dotta e complessa della fuga, nella scia di Johann Sebastian Bach. La composizione vinse il Premio internazionale Ferruccio Busoni, esecutore Maurizio Pollini.

Alla moglie Silvia Bianchera, compositrice a sua volta, sono dedicati gli squisiti Tre pezzi del 1984. Nervoso il Preludio, fluido il Notturno, giocata su due piani – tranquillo l’attacco, irruente il finale – la strepitosa Toccata. Concludono il cd Sei bagatelle (1986), l’ultima composizione di Bettinelli destinata al pianoforte, che ha per sottotitolo Omaggio a Scarlatti: sono deliziosi cammei, “caratteri” scolpiti e sbalzati nel suono. Anche qui Anfossi si palesa interprete intelligente e versatile: analitico, sentimentale, prezioso o energico al momento giusto.