L’estate tiepida dello sport italiano ha avuto un sussulto grazie alle ragazze della staffetta 4×400 che hanno vinto l’oro ai Giochi del Mediterraneo e ripeto, Mediterraneo. Non ci poteva essere istantanea più plastica e calzante di quella della loro esultanza, forse inconsapevole, forse consapevolmente tempista e comunque fortissima in un momento “particolare” della nostra situazione politica. Quattro italiane medagliate con il tricolore alle spalle sventolato e orgogliosamente “loro e nostro”.

Le loro medaglie sono nostre, dell’Italia, così come magnificamente italiane sono Maria Benedicta Chigbolu – romana di Torrevecchia -, Ayomide Folonruso – che è cresciuta a Fidenza -, Libania Grenot – ha sposato un italiano -, Raffaella Lukudo – nata ad Aversa e ha vissuto Modena. Quattro storie italiane, susseguitesi in mille e 600 metri da urlo che ieri ci hanno regalato un sorriso, una leggerezza necessaria in questi giorni duri, duri anche per chi crede ancora nell’integrazione, nell’umanità, nella solidarietà.

Ecco l’estate tiepida dello sport è stata scaldata ma adesso faccio un equilibrismo tra sport e politica pensando a Pontida e al governatore siciliano Nello Musumeci in visita a rendere omaggio al ministro leghista. Il potere accorcia la memoria e se i nuovi italiani – e quelli che non lo diventeranno mai perché “stranieri” – sono le vittime dell’attuale propaganda, i bersagli dell’altro ieri eravamo noi “terroni” (Roma compresa). Musumeci forse sacrifica un po’ di orgoglio per non “danneggiare” la regione che governa, non si sa mai, Matteo Salvini è pur sempre vicepremier, ministro dell’Interno etc. etc.

Sicuramente ora, anche noi terroni siamo utili ad accrescere consenso, numeri importanti per scalare le classifiche di gradimento e le percentuali dei sondaggi. Numeri meno importanti sono quelli dei fondi destinati al Sud, numeri che ormai non fanno più notizia sono quelli dei morti in fondo al mare, il Mediterraneo.

Sarò Sicilia-centrico ma è la cronaca di questi giorni che mi porta a vedere la mia isola e il mare che la bagna come un immenso campo di battaglia nella quale si gioca una partita nazionale, europea, mondiale potrei azzardare. Dai siciliani, dai sindaci e perché no, dal governatore stesso avrei sognato uno scatto degno delle quattro ragazze d’oro della staffetta, una staffetta umanitaria dal cuore d’oro. Significherebbe andare contro un governo nazionale ma significherebbe restare quel popolo noto per l’accoglienza, la generosità e la bontà. Sarebbe stato un segno di rivolta acconsentire allo sbarco di un centinaio di disperati parcheggiati a poche miglia dalla costa per cinque giorni? (la nave Alexander Maersk a Pozzallo, lasciata approdare lo scorso 26 giugno). Preferisco non dilungarmi troppo sulla questione politica, troppo complessa per il mio blog dall’animo sportivo che aveva come obiettivo, oggi, incitare due “terroni siculi” come me che questa estate possono accenderla. Marco Cecchinato a Wimbledon e Vincenzo Nibali al Tour de France possono regalare a tutti gli italiani soddisfazioni a compensazione di un Mondiale di Calcio vissuto da estromessi.

Voglio concludere con la speranza disperata che un grande sportivo degli anni 30 palesò davanti al Fuhrer, la speranza di una normale convivenza, del piacere di un’amicizia, di una intesa. Il saltatore in lungo Luz Long pagò i sorrisi, gli abbracci alle Olimpiadi di Berlino del ’36, quando fu argento dietro il suo amico Jesse Owens. Nonostante i meriti sportivi fu spedito a combattere nella mia Sicilia e il 14 luglio 1943 fu una delle vittime del “massacro di Biscari”. Quell’amicizia fra un tedesco e un nero americano fu un lampo di leggerezza in un mondo che si apprestava a diventare orribile. Long è sepolto a pochi chilometri da dove vivo io, nel cimitero militare germanico di Motta Sant’Anastasia (Catania), fa parte dei 4mila 561 caduti tedeschi della Seconda guerra mondiale sepolti lì, di essi 451 sono rimasti senza un nome, senza memoria, solo dei numeri, doppiamente vittime della stupidità umana.