Che al governo giallo-verde sarebbe stato imputato tutto ed il contrario di tutto era già abbastanza chiaro da prima che nascesse.

Già nel brevissimo arco temporale del passaggio tra la fiducia al Senato e alla Camera all’ allora neonato governo guidato dal “signor nessuno“, di cui veniva sottolineato esclusivamente lo “stile sartoriale” e la supposta totale sudditanza ai due dante causa Di Maio e Salvini, si cominciava ad assistere a un curioso e divertente cortocircuito nelle sparate tra i detrattori di “destra” e di “sinistra” ed in particolare tra gli orfani di Berlusconi e di Renzi non ancora felicemente riposizionati.

Oggi ad un mese di “operatività” e dopo il bilancio non entusiasmante, ma non poteva essere altrimenti, del vertice europeo di Bruxelles, è una gara tra cosiddetta opposizione e “grande Stampa” a irridere Giuseppe Conte come “un pollo” che si è fatto cucinare dai partner europei e che non ha portato a casa niente di concreto sul fronte dell’immigrazione. Ma forse sarebbe il caso di ricordare da dove si era partiti e riconoscere che almeno il nostro presidente del consiglio ha avuto il merito di rompere il tabù sull’ipocrisia imperante in materia, di far emergere le contraddizioni, la grettezza e la conflittualità tra i grandi padri fondatori, di respingere senza mezzi termini baratti tra flessibilità per mance elettorali, come aveva fatto Renzi, in cambio di disponibilità a fare dell’Italia l’approdo esclusivo dei migranti verso l’Europa.

E’ inutile sottovalutare che, come era facile prevedere, la Lega da partner di minoranza ha conquistato un ruolo trainante grazie alla capacità di semplificare rozzamente le problematiche più complesse, al radicamento territoriale, alla dimestichezza con il potere, all’abilità e alla sfrontatezza di Matteo Salvini nel persistere imperturbabile con gli slogan della campagna elettorale.

Ma la percezione, non solo della sua base accorsa da tutta Italia che lo ha acclamato a Pontida dove, tra molto altro, ha voluto anche ribadire l’impegno da ministro dell’interno contro mafia, camorra e ‘ndrangheta, è che per una volta ci sia qualcuno al governo che vuole fare semplicemente, ne più né meno, quello che ha promesso in campagna elettorale. Ed è probabilmente, in larga misura, anche per questo che che secondo tutte le rilevazioni il partito di Salvini non solo sta prosciugando Fratelli d’Italia, come era scontato, e continua ad attrarre consensi dagli elettori di Fratelli d’Italia, ma avendo raggiunto il 31% ha superato in modo stabile il M5S sceso al 29,8% (secondo Ipsos); per Media Research della Ghisleri sarebbe arrivato al 32,68% mentre il M5S sarebbe sceso al 28,7 perdendo il 4% rispetto il 4 marzo.

A differenza di Matteo Salvini che come ha osservato Marco Travaglio “non si fa nessuno scrupolo” il M5S al governo sta eccedendo in prudenza e disponibilità al compromesso: un esempio il dietro-front sull’impegno di mettere Nino Di Matteo a capo delle carceri; ma si potrebbe aggiungere il temporeggiamento riguardo la bonifica dell’area Ilva, e una certa timidezza ad imporre le priorità identitarie e scomode del M5S che i suoi elettori pretendono di vedere realizzate, a cominciare da una vera legge sul conflitto di interessi.

Il M5S si trova in una situazione di equilibrio difficoltoso e precario tra l’esigenza ineludibile di non venir meno ai principi fondanti, che comporterebbe una perdita di credibilità non recuperabile, e l’impegno a governare con l’ingombrante partner pigliatutto.

Ma quello che sembra altrettanto chiaro e che dovrebbe esserlo al fronte disgustato degli oppositori  della  “marea nera che avanza”, che “esultano per la tremenda sconfitta di Conte a Bruxelles e l’isolamento dell’Italia populista” è che il processo costante di demonizzazione/derisione a prescindere del governo non attribuisce credibilità ad un’opposizione senza identità e finisce per rafforzare l’esecutivo, in particolar modo la forza che “non si fa nessuno scrupolo”, non ha nulla da perdere e altri voti da scongelare.

E come aveva detto Massimo Cacciari a Otto e mezzo se la testa d’ariete per espugnare il fortino giallo-verde deve essere “il fronte repubblicano” annunciato da Renzi, quando non è impegnato in “prestigiose” conferenze all’estero e nell’acquisto di una residenza adeguata al nuovo status di “senatore semplice”, allora c’è solo da evocare la categoria del ridicolo.