L’aggiornamento al 2013 di recente diffuso dall’ Istituto superiore di Sanità sullo studio Sentieri, ovvero l’indagine sullo stato di salute delle popolazioni residenti in territori fortemente inquinati, conferma quanto già in precedenza emerso: vivere in prossimità di industrie inquinanti, petrolchimici, inceneritori, discariche etc è un importante fattore di rischio per la salute. Sono circa sei milioni (il 10% della popolazione italiana) coloro che vivono in aree di questo tipo, ma addirittura ciò accade per uno su tre sardi, come metteva in evidenza già nel 2015 l’ indimenticabile amico, il dottor Vincenzo Migaleddu, che abbiamo ricordato pochi giorni fa nel convegno “Sardigna Terra Bia”.

Nell’aggiornamento dello studio Sentieri colpiscono in particolare i dati sulla salute di bambini e giovani: tra 0 e 24 anni, complessivamente nelle aree inquinate aumenta del 9% l’incidenza di cancro ed addirittura si registra, rispetto alle medie regionali, un +66% di leucemie, un + 50% di linfomi, un + 36% di tumori testicolo e un +62% di sarcomi, patologie di particolare interesse in quanto potenziali patologie “sentinella” di esposizione a diossine, come già si è evidenziato per gli adulti.

A parte i tumori, anche per l’ospedalizzazione registra un eccesso del 6-8% per bimbi e ragazzi ricoverati per qualsiasi tipo di malattia rispetto ai loro coetanei residenti in zone non contaminate. Nel primo anno di vita poi vi è un eccesso di ricoveri del 3% per patologie di origine perinatale rispetto al resto dei coetanei ed un eccesso tra l’8 e il 16% per le malattie respiratorie acute ed asma tra i bambini e i giovani.

Tornando all’argomento tumori nell’infanzia e nell’adolescenza – per molti di noi da sempre prioritario – segnalo sull’ultimo numero del Bollettino dell’Ordine dei medici di Arezzo, a pagina 34, è pubblicato un articolo in cui si puntualizza come i tumori pediatrici abbiano un’ incidenza crescente e siano una delle principali cause di morte in questa età e motivo di grande preoccupazione. E’ ben vero che la sopravvivenza per i tumori pediatrici è molto aumenta­ta negli ultimi 40 anni, che la malattia può essere vissuta anche come opportunità , in grado di suscitare energie positive e capacità di resilienza – opportunità di straordinario valore quando ci si imbatte nel problema – ma è altrettanto vero che nessuno vorrebbe mai una esperienza del genere per i propri bambini, non scevra in 2/3 dei casi di sequele a lungo termine.

Come ribadito già in tante altre occasioni i tumori nell’infanzia e nell’adolescenza sono in aumento in tutto il mondo: dal 1980 al 2010 si è passati fra 0 e 14 anni da una incidenza globale di 124 nuovi casi/anno ad una di 140 casi, la ricerca delle cause è argomento di grande interesse e passi importanti sono stati fatti nell’ottica della Prevenzione primaria.

Del triste primato che in tema di tumori infantile il nostro paese detiene mi sono occupata a più riprese: fra i 15 registri italiani che hanno partecipato all’indagine su Lancet ( di cui non è chiaro quanti coprano siti inquinati) tutti sono nettamente al di sopra di della media globale: il valore più vi si avvicina è quello di Siracusa con una incidenza di 149 casi, poi Trento con 155, ma in ben otto Registri l’incidenza è superiore ai 190 casi e in 4 addirittura oltre i 200.

Tornando allo studio Sentieri e volendo fare un paragone con la media internazionale direi che tutta l’Italia mi sembra un Sin! Quale spiegazione plausibile se non quella che il nostro paese si distingue per i fenomeni corruttivi e che le mappe di corruzione, inquinamento, povertà e malattie coincidono?

Molto c’è da fare, mi auguro che il problema sollevi l’attenzione dei nuovi ministri dell’Ambiente e della Salute e che questi si attivino affinché il prossimo aggiornamento dello studio Sentieri registri un’inversione di tendenza. Questo sarebbe il più bel regalo ai bambini italiani!

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