Altro che governo del cambiamento. Su Giulio Regeni le solite misere parole.

Sono tre giorni che il ministro di Ogni cosa, Matteo Salvini, parla di Giulio Regeni. Anzi di quello che prima era “il caso” e ora è diventato “il problema” Giulio Regeni.

Nella scorsa legislatura Salvini aveva usato toni forti per spingere il governo a fare di più. Negli ultimi tre giorni, di quella legislatura ha preso ad esempio l’ex ministro degli Esteri Angelino Alfano, per il quale l’Egitto era un “partner ineludibile”.

Ora per Salvini, l’Egitto è un “paese importante” con il quale “è fondamentale avere buone relazioni”. Così come l’ex titolare della Farnesina, quello del Viminale comprende bene la richiesta di giustizia della famiglia di Giulio Regeni, che però deve rimanere una pretesa privata e non un vincolo per la politica estera del governo.

Parole vecchie e misere. Continuità, altro che cambiamento. “Prima gli italiani” evidentemente è uno slogan che non vale per gli italiani ammazzati all’estero nei paesi amici. Quanto agli egiziani detenuti, scomparsi e uccisi, semplicemente non esistono.

Venerdì scorso ho incontrato, con una delegazione di Amnesty International Italia, il presidente della Camera Roberto Fico. Ho ascoltato parole positive, importanti, impegnative. Per la terza carica dello Stato, Giulio Regeni non è un caso né un problema. È una vittima di un delitto di Stato compiuto all’estero, su cui occorre cercare la verità “ad ogni costo”.

Oggi, nono mese dal ritorno dell’ambasciatore italiano al Cairo, voglio rendere omaggio alle parole del presidente Fico.