“Non faccio il gioco del biasimo. Molta attenzione è stata data alla vicenda di Aquarius, ma questo è solo un incidente“. In queste ore “l’Italia sta salvando altri 900 migranti, mantiene le sue responsabilità” e va ringraziata “per gli erculei sforzi che ha fatto negli ultimi tre anni“. Il commissario europeo all’Immigrazione, Dimitris Avramopoulos, ha commentato così la vicenda della nave ferma da domenica tra Malta e l’Italia dopo che il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha annunciato la chiusura dei porti italiani. Quanto accaduto, ha aggiunto “è una responsabilità europea e richiede una risposta europea”.

“Nessuno crede”, ha spiegato Avramopoulos, “che questa sia una responsabilità italiana o maltese o spagnola, questo è anche un problema europeo, che richiede una risposta europea su tutti gli aspetti, e di tutti gli Stati membri. L’incidente nel Mediterraneo con l’Aquarius ci ricorda ancora una volta che l’immigrazione non è solo una discussione teorica, ma è reale e tangibile, e soprattutto riguarda esseri umani, persone” e “l’incidente di ieri ci ricorda anche che il nostro lavoro non è finito e non lo sarà presto”. Poi ha concluso: “Non ci possiamo permettere che si ripeta un altro 2015, né politicamenteeconomicamente. Abbiamo bisogno di soluzioni strutturali, abbiamo bisogno di un approccio comune strutturale“.

Il commissario ha riferito però di non aver “ancora avuto contatti col ministro Salvini, pensavo di incontrarlo al consiglio Affari interni a Lussemburgo, ma non è venuto perché aveva un impegno molto importante al Parlamento italiano. Sono impaziente di collaborare con lui in futuro e di incontrarlo. Il ministro Salvini ha una delega molto importante e non sarà solo un interlocutore della Commissione Ue, ma anche un partner nei nostri sforzi. Quando ci incontreremo vi faremo sapere”.

“Libia è una delle priorità. Serve sistema comune di asilo” – “Continueremo a lavorare sul dossier Libia, anche se dobbiamo ricordare che la situazione è ancora molto instabile ed alcuni dei nostri interlocutori sono molto deboli”, ha concluso Avramopolous, “ma la Libia è ancora una delle nostre priorità. L’Ue è presente sia in Turchia che in Libia, col sostegno in termini pratici, e per essere anche di maggiore aiuto in futuro”. Altra “priorità” è la riforma del sistema di asilo europeo, conosciuto come sistema di Dublino: “I capi di Stato e di governo hanno posto una scadenza, quella di finalizzare” una posizione comune del Consiglio entro fine giugno. Stiamo faticando per riuscirci. Ci sono ancora alcuni governi che non rispondono molto positivamente, ma non siamo qui per imporre diktat“. “Siamo qui per convincere, con argomenti razionali, che se non adottiamo un sistema comune di asilo, negli anni a venire l’Europa sarà esposta a molti problemi. Serve un sistema di Dublino con lo sguardo lungo, a prova di futuro e più giusto”. E, ha concluso, “non bisogna mai dimenticare che ci sono responsabilità condivise da tutti gli Stati membri. Tutti dovrebbero aprire le porte e accogliere queste persone, ai sensi dei regolamenti che abbiamo”.

Il Parlamento Ue propone di triplicare i fondi per rafforzare le frontiere esterne – Bruxelles propone di mettere sul piatto quasi 35 miliardi di euro nel prossimo budget Ue 2021-2027 per rafforzare le frontiere esterne e gestire i flussi migratori: si tratta del triplo di quanto previsto dall’attuale bilancio, che ammonta a 13 miliardi. Dei 34,9 miliardi, 21,3 sono per il rafforzamento delle frontiere esterne e le agenzie Ue, con 10mila nuovi agenti per Frontex, mentre 10,4 vanno alla gestione dei migranti, col 40% della cifra destinato ai rimpatri. In particolare, dei 21,3 miliardi di euro per la gestione delle frontiere esterne, 9,3 sono per il nuovo specifico Fondo per la gestione integrata delle frontiere, 12 per le agenzie europee (Frontex, Eu-Lisa), e 1,3 per nuovi equipaggiamenti come scanner e sistemi automatizzati. Altri 3,2 miliardi sono una riserva per un sostegno mirato agli Stati, per affrontare necessità urgenti.
Per la gestione dei flussi migratori, si propone invece di raddoppiare lo stanziamento dell’attuale budget, portandolo a 10,4 miliardi, nel quadro del Fondo per l’Asilo e la migrazione. Il 40% della cifra andrà per i rimpatri e la cooperazione con i Paesi terzi, nel quadro degli accordi per le riammissioni, il 30% per l’asilo e il restante 30% per la migrazione legale e l’integrazione. In aggiunta, 900 milioni di euro andranno per il rafforzamento dell’Agenzia europea per il sostegno all’asilo (Easo). Tra le novità c’è una maggiore flessibilità nella distribuzione delle risorse. A metà mandato è prevista infatti una revisione delle necessità dei vari Paesi, con possibilità di eventuali ricalcoli.