Il nuovo governo ha giusto fatto in tempo a insediarsi che già Bankitalia e Consob giocano d’anticipo con una mossa d’immagine nel tentativo di mettersi al riparo da una seria riforma delle authority. Lo fanno con la firma di un accordo-quadro di cooperazione e coordinamento che vorrebbe sanare le omissioni e gli errori che sono costati decine di miliardi di euro ai risparmiatori italiani e che sono emersi con chiarezza nella commissione d’inchiesta sulle banche anche per effetto dei vergognosi scaricabarile tra le due autorità di controllo. Un accordo-quadro che nei fatti non cambia nulla: dopo due pagine di “visto”, “considerato”, “preso atto” e “tenuto conto”, si stabiliscono alcuni principi di carattere generale e, nel concreto, si rivedono un poco le funzioni e le competenze del Comitato strategico e di quello tecnico istituiti con scarso costrutto già nel 2007 e se ne stabilisce una frequenza minima di riunione (ogni sei mesi il Comitato strategico, ogni tre quello tecnico). Un po’ poco in considerazione dei danni che l’omessa vigilanza e la non collaborazione tra autorità di controllo ha contribuito a provocare, ma la scarsa o nulla considerazione per la tutela del pubblico risparmio è uno dei tratti caratteristici delle due Authority, come dimostra del resto il governatore Ignazio Visco che nelle sue “Considerazioni finali” lette a fine maggio non ha dedicato un solo passaggio ai risparmiatori truffati: una scelta che è frutto di una precisa volontà politica ed istituzionale. Sarà interessante vedere come si muoverà il neodella Consob, Mario Nava, che in Parlamento ha annunciato cambiamenti sostanziali anche nel modello da seguire per l’attività di vigilanza, tuttavia sembra difficile che un presidente in distacco temporaneo (Nava è, e resta, infatti un dirigente della Commissione europea) possa incidere in modo sostanziale su una struttura incancrenita come quella della Consob, dove personaggi come Angelo Apponiche si è distinto per i suoi rapporti decisamente poco chiari e trasparenti con i soggetti vigilati – sono stati promossi alla direzione generale.

Cose analoghe e anche peggiori si potrebbero dire di figure di vertice della Banca d’Italia e dei rapporti incestuosi intrattenuti con banchieri di ogni rango e grado, a partire dal mitico Gianni Zonin.

Il punto è che dopo ciò che è accaduto in questi anni non si può fare finta di niente: serve una netta cesura e in questo contesto l’accordo quadro di cooperazione e coordinamento tra Banca d’Italia e Consob ha il sapore della presa in giro, tanto più che non è accompagnato da una minima autocritica né da norme di autoregolamentazione sullo scandaloso fenomeno delle “porte girevoli” con cui i controllori passano a lavorare per i soggetti controllati. Sotto questo profilo, la vicenda della Popolare di Vicenza è una vicenda esemplare come dimostra il caso di Gianandrea Falchi, assunto da Zonin come consigliere per le relazioni istituzionali dopo essere stato per anni a fianco di Mario Draghi nella veste di capo della segreteria particolare della Banca d’Italia. Occorre una riforma complessiva del sistema che non può certo lasciare indenni le autorità di vigilanza: vedremo se questo Parlamento e questo governo avranno la capacità di metterci le mani anziché perdere tempo con l’inutile riproposizione della commissione d’inchiesta.