La prima battaglia in tribunale l’ha vinta Sky. Adesso per MediaPro, la società di Barcellona che si è aggiudicata i diritti tv per la cifra record di 1,05 miliardi di euro a stagione, sono guai seri. E pure per la Serie A, che aspetta col fiato sospeso la fideiussione miliardaria a garanzia del contratto, ancora più incerta dopo la decisione dei giudici.

Il Tribunale di Milano, confermando la sospensione già concessa a metà aprile dopo il ricorso di Sky, ha annullato il bando degli spagnoli rivolto agli operatori perché viola le normative Antitrust determinando “effetti distorsivi”“gravi squilibri nel mercato” che danneggerebbero “i singoli operatori dell’informazione interessati in ragione della notevole influenza sull’acquisizione (e perdita) di quote di mercato che l’esito della gara produrrebbe sull’uno o l’altro dei protagonisti della vicenda”. A poco più di tre mesi dall’inizio della prossima stagione la partita rischia di dover ricominciare da capo. E il campionato, che quest’anno inizia il 19 agosto, di partire davvero senza copertura televisiva.

All’indomani della pubblicazione del bando, Sky aveva contestato la condotta ambigua di MediaPro, che offrendo dei prodotti della durata di 270 minuti (con pre, post partita e persino le telecronache) avrebbe agito di fatto come un editore. La sua linea è stata accolta in pieno: gli spagnoli, secondo il giudice Claudio Marangoni, in quanto monopolisti (sono gli unici assegnatari) avrebbero dovuto rispettare le prescrizioni dell’Antitrust: in particolare, i pacchetti preconfezionati limitano la libertà degli operatori, costretti a pagare di più per gestire autonomamente gli spazi (che era appunto la maniera con cui MediaPro contava di ricavare più soldi da Sky). Non si tratta dunque di semplici ritocchi, come si auguravano a Barcellona e probabilmente in Lega Calcio, ma di modifiche strutturali, che costringono gli intermediari a ripensare completamente il bando, qualora volessero pubblicarne uno nuovo perché quello attuale configura l’intermediario come un “responsabile editoriale” a causa dei “pacchetti chiavi in mano”.

Tutto da rifare, dunque. Ma non è detto che gli spagnoli vogliano rifarlo. Il loro sogno, proibito e neanche troppo nascosto, è sempre stato quello di realizzare il canale tematico. Sbarcati in Italia vincendo una gara da intermediari, il bando con i pacchetti precofenzionati con tanto di telecronache per loro era già un ripiego: una sorta di compromesso fra le due posizioni, così da muovere i primi passi verso il futuro del canale, aprendo il mercato dello streaming anche a nuove piattaforme, senza violare le regole. Se non possono fare neanche questo, il loro interesse ad entrare nel mercato italiano potrebbe venir meno. Anche perché con un ruolo da semplici rivenditori dei diritti – né più né meno del ruolo svolto per anni dall’advisor Infront – diventa davvero difficile rientrare dell’ingente investimento fatto. Quasi scontato, quindi, il ricorso (ci sono 15 giorni di tempo per presentarlo), e il fatto che il patron Jaume Roures tornerà alla carica per passare al piano B del canale tematico, ma la Lega Calcio intanto gli ha concesso un ultimatum di due settimane per depositare le garanzie finanziarie.

Sky, invece, gongola: “La decisione del Tribunale ha confermato che era necessaria una verifica, facendo chiarezza a beneficio di tutti i partecipanti e creando i presupposti per la definizione della procedura di assegnazione dei diritti 2018-21 della serie A”, commenta una nota della pay-tv, che ribadisce di “essere pronta come sempre a fare la sua parte con un’importante offerta che possa dare certezza a tutti gli appassionati e allo stesso tempo garantire il futuro dei club e di tutto il sistema calcio”. La Serie A presto dovrà decidere se continuare a puntare sugli imprevedibili spagnoli, o tornare con la coda fra le gambe da Sky. Estromettere il colosso di Murdoch dal mercato dei diritti tv si sta rivelando un’impresa molto più difficile di quanto i suoi nemici si aspettavano. Forse, impossibile.

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