Ha destato non poco interesse il serio esame di coscienza che Papa Francesco ha rivolto ai media cattolici nella sua ultima esortazione apostolica Gaudete et exsultate. Parole importanti arrivate alla vigilia della 52esima Giornata mondiale delle comunicazioni sociali per la quale Jorge Mario Bergoglio ha scelto come tema un famoso versetto del Vangelo di Giovanni attualizzandolo all’uso dei social: “La verità vi farà liberi. Fake news e giornalismo di pace”.

Un messaggio che si è rivelato un vero e proprio boomerang perché proprio di una fake news è stato vittima l’ex capo della comunicazione vaticana, monsignor Dario Edoardo Viganò. Una fake news costruita dallo stesso prelato che ha taroccato la lettera che gli aveva indirizzato Benedetto XVI cambiandone completamente il senso.

Il problema posto da Francesco ha un orizzonte ben più ampio. “Anche i cristiani – scrive il Papa – possono partecipare a reti di violenza verbale mediante internet e i diversi ambiti o spazi di interscambio digitale. Persino nei media cattolici si possono eccedere i limiti, si tollerano la diffamazione e la calunnia, e sembrano esclusi ogni etica e ogni rispetto per il buon nome altrui. Così si verifica un pericoloso dualismo, perché in queste reti si dicono cose che non sarebbero tollerabili nella vita pubblica, e si cerca di compensare le proprie insoddisfazioni scaricando con rabbia i desideri di vendetta”.

Bergoglio precisa, inoltre, che “è significativo che a volte, pretendendo di difendere altri comandamenti, si passi sopra completamente all’ottavo: ‘Non dire falsa testimonianza’, e si distrugga l’immagine altrui senza pietà”. L’invito a un esame di coscienza da parte del Papa è molto serio e non merita di essere banalizzato pensando soltanto ai blog che attaccano ormai quotidianamente il suo pontificato. Del resto, parlando ai gesuiti del Cile, Francesco aveva chiarito che “per salute mentale io non leggo i siti internet di questa cosiddetta ‘resistenza’. So chi sono, conosco i gruppi, ma non li leggo, semplicemente per mia salute mentale. Se c’è qualcosa di molto serio, me ne informano perché io lo sappia”.

È indubbio, però, che l’inizio del sesto anno di pontificato è partito con grandi difficoltà. Come sottolinea Americo Mascarucci nel suo libro La rivoluzione di Papa Francesco (Historica), “qualcuno è arrivato addirittura a definirlo ‘antipapa’, proprio come nei secoli scorsi venivano definiti i Papi eletti in violazione delle norme canoniche o deposti dai conclavi. Un termine forse fuori luogo, pensando all’antipapa più famoso della storia, quel Baldassarre Cossa eletto con il nome di Giovanni XXIII, in seguito deposto e cancellato definitivamente dall’Annuario pontificio nel 1947 dopo secoli di accese discussione sulla sua legittimità”.

Mascarucci è convinto che “Francesco di certo ha mostrato in questi anni una forte discontinuità rispetto ai suoi predecessori, Giovanni Paolo II in primo luogo e Benedetto XVI in secondo. Una discontinuità che si è manifestata soprattutto con un diverso approccio alle questioni dottrinali, con significative aperture su materie prima considerate indiscutibili (la comunione ai divorziati risposati per esempio o l’accoglienza delle coppie di fatto) ma anche nella scelta degli esempi da seguire e degli interlocutori con cui dialogare. Ecco quindi che con Papa Francesco è stato pienamente riabilitato il contestatissimo don Lorenzo Milani, icona del cattolicesimo di sinistra, personaggio ritenuto dalla Chiesa contraddittorio per le sue posizioni a metà fra Vangelo e lotta di classe, fra fede e rivoluzione”.

La sfida di concretizzare un vero e proprio “giornalismo di pace” è stata raccolta dall’Unione cattolica stampa italiana presieduta da Vania De Luca, vaticanista di RaiNews24. L’Ucsi ha, infatti, rinnovato completamente la sua storica rivista Desk in un dialogo propositivo che va ben al di là della stretta geografia cattolica che rischia di diventare sempre più autoreferenziale. “La disinformazione – scrive De Luca riflettendo proprio sul messaggio del Papa – non è un fenomeno nuovo e, oggi come in passato, non è neutra ma ha come scopo, o come effetto, un inquinamento del clima e un indebolimento della democrazia. Non se ne sente il bisogno, anzi, all’opposto, c’è sempre più bisogno di marcare bene il confine tra ciò che è informazione vera, verificata e verificabile, e ciò che è spazzatura”. Anche quando si parla del Papa.