Alle 5 e 55 del mattino (orario newyorkese) ha mandato una mail ai principali media americani, fra cui il New York Times. Mezz’ora dopo, alle 6 e 30 precise, si è cosparso gli abiti di benzina e si è dato fuoco nel cuore verde di Prospect Park, a Brooklyn. Proprio come nei film. Ma l’avvocato che tutelava i diritti gay David Buckel, che al cinema c’era finito davvero con il caso del giovane trans stuprato e ucciso in Nebraska (al centro del film Boys Dont’ Cry), ha deciso così di togliersi la vita. E l’ha fatto, come ha spiegato lui stesso nel messaggio inviato alla stampa, per protestare contro il cambiamento climatico.

“L’inquinamento distrugge il nostro pianeta. La maggior parte degli abitanti della Terra respira aria resa insalubre dai combustibili fossili e molti muoiono prematuramente per questa ragione”, ha scritto il legale 60enne nell’email. “Che la mia morte prematura rispecchi quel che stiamo facendo a noi stessi“. Una copia del testo è stata rinvenuta anche in un carrello della spesa trovato poco lontano dal luogo del suicidio e contenente i suoi documenti. Ad assistere al gesto c’era soltanto un jogger che ha notato da lontano le fiamme e ha chiamato immediatamente i soccorsi. Ma non c’è stato niente da fare, il corpo dell’avvocato era già stato divorato dalle fiamme.

David Buckel era diventato famoso negli Stati Uniti per aver difeso in tribunale gli eredi del ragazzo trans Brandon Teena contro uno sceriffo della contea che non aveva fatto abbastanza per difenderlo. Un caso trasformato nel 1999 nel film e valso a Hillary Swank l’Oscar come miglior attrice protagonista proprio per l’interpretazione del giovane Teena. L’avvocato 60enne, consigliere legale dell’associazione Lgbt Lambda Legal, era stato anche lo stratega di importanti casi giudiziari in Iowa e nel New Jersey per i diritti gay. Battaglie che sono state decisive per il processo di legalizzazione delle nozze tra coppie omosessuali negli Stati Uniti.

È più recente, invece, il suo interesse per i temi dell’ambiente. Buckel ha lavorato come giardiniere urbano e ecologo al giardino botanico di Brooklyn. Un impegno fondamentale per la realizzazione del più grande programma di riciclaggio dell’umido solo attraverso energie rinnovabili degli Usa. Da qui la decisione di togliersi la vita e di chiedere all’opinione pubblica di condurre una vita meno egoista per proteggere il clima del pianeta. “Molti di coloro che conducono la propria vita per aiutare gli altri spesso si rendono conto di non riuscire a cambiare ciò che causa il loro aiuto”, ha scritto Buckel nell’email ai media, con la speranza che la sua morte possa spingere altri ad agire.

Screenshot dal video Youtube pubblicato da Added Value